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Scuole dell’infanzia nel caldo insostenibile. CISL Scuola, “Temperature fuori norma. I Comuni devono agire ora”

Scuole dell’infanzia nel caldo insostenibile.
CISL Scuola, “Temperature fuori norma. I Comuni devono agire ora”

Scuole dell'infanzia caldo

Le ultime settimane di scuola si stanno trasformando, per molte scuole dell’infanzia della provincia di Piacenza, in una prova di resistenza. Temperature nelle aule oltre i 30 gradi, bambini colti da malessere, personale docente e ATA costretto a lavorare in condizioni fuori dalle norme di sicurezza. Una situazione che CISL Scuola Parma Piacenza evidenzia con preoccupazione.


“Abbiamo ricevuto diverse segnalazioni da parte soprattutto di docenti di scuola dell’infanzia che stanno lavorando in aule con temperature elevatissime e con bambini piccoli”, dichiara Paola Votto, Segretaria Generale CISL Scuola Parma Piacenza. “Le scuole non hanno, nella stragrande maggioranza, impianti che consentono il rispetto delle norme riguardo le temperature massime consentite (27 gradi) ed il personale si trova in condizioni al di fuori di ogni sicurezza. I Dirigenti che hanno deciso la chiusura pomeridiana, vista la situazione hanno assunto la decisione giusta ma sono i Comuni a dover farsi carico della messa in sicurezza ambientale.”

I casi della scuola dell’infanzia di Castel San Giovanni (IC Castel San Giovanni), chiusa anticipatamente alle ore 12:00, e della materna della Besurica a Piacenza (5° Circolo), con temperature sopra la soglia legale e forte disagio tra i bambini, non sono episodi isolati. Sono la manifestazione di un deficit infrastrutturale cronico che si ripresenta ogni estate, scaricando sulle famiglie il peso di carenze imputabili agli enti proprietari degli immobili scolastici.

La scelta dei dirigenti di procedere alle chiusure anticipate è l’unica risposta responsabile di fronte all’obbligo di tutela della salute che non ammette deroghe. Non si può fare didattica in condizioni che collocano il lavoratore al di fuori di qualsiasi soglia di sicurezza prevista dalla legge.

La sicurezza nei luoghi di lavoro è un principio non negoziabile, condizione fondante di qualsiasi rapporto di lavoro. Il personale scolastico non fa eccezione. Docenti e collaboratori che accudiscono bambini di tre anni in aule a 33 gradi meritano condizioni di lavoro conformi alla legge.

Per queste ragioni CISL Scuola Parma Piacenza avanza le proprie richieste.

Ai Comuni di Piacenza e Castel San Giovanni si chiede l’apertura immediata di un tavolo tecnico con le direzioni didattiche per mappare i plessi più critici e definire un piano straordinario: installazione di impianti di raffrescamento o, dove non fosse possibile nell’immediato, di schermature solari efficaci, da completare nei prossimi giorni.

All’Ufficio Scolastico Territoriale si chiede un monitoraggio attivo delle condizioni di sicurezza in tutti i plessi ancora aperti per la scuola dell’infanzia, con supporto concreto ai dirigenti nelle decisioni a tutela di personale e bambini.

CISL Scuola esprime piena solidarietà alle famiglie costrette a riorganizzare di urgenza i propri tempi di vita e di lavoro. Se non perverranno impegni chiari da parte delle amministrazioni, il sindacato valuterà l’attivazione di tutte le forme di tutela previste, incluso il ricorso agli organi di vigilanza preposti.

La salute a scuola non è un optional.

Filca Cisl, rischio caldo: serve ordinanza regionale

FILCA CISL, Rischio caldo:
serve subito un’ordinanza generale

FILCA Cisl Caldo

Già oggi, in molti territori dell’Emilia-Romagna, per effetto di temperature già molto alte, lavorare in condizioni di esposizione prolungata al sole, comporta un alto rischio per la salute e sicurezza dei lavoratori e le previsioni ci consegnano il fatto che anche nei prossimi giorni il rischio sarà alto, come certificato dal sito Worklimate 2.0.

Visto che anche quest’anno tarda ad arrivare un provvedimento nazionale che tuteli tutti i lavoratori e le lavoratrici del Paese dal rischio proveniente dallo stress termico, come richiesto con forza da CGIL, CISL e UIL nazionali, è necessario che, fin da subito, la regione Emilia-Romagna emani, senza alcuna incertezza, un’ordinanza che vieti il lavoro negli orari di maggior rischio, a tutela del bene primario della salute dei lavoratori e delle lavoratrici.

Non si può replicare quanto accaduto l’anno scorso, nel quale l’ordinanza è entrata in vigore a partire dal 2 luglio, e i lavoratori sono stati esposti all’alto rischio termico per l’intero mese di giugno, che è risultato essere il mese con più giornate da “bollino rosso”.

Oltre all’ordinanza regionale è necessario che tutti i Comuni diano le autorizzazioni ad effettuare le lavorazioni rumorose, alle prime ore del mattino e negli orari notturni, per permettere alle aziende, mediante accordi con il sindacato, di articolare gli orari di lavoro nei momenti nei quali il caldo è minore.

La sicurezza e la salute dei lavoratori sono una priorità e un bene supremo per tutte le comunità e, con il necessario coraggio, le amministrazioni comunali possono trovare i giusti compromessi con le popolazioni residenti, al fine di salvaguardare più vite possibile.

Per queste ragioni, chiediamo con forza alla regione Emilia-Romagna che emani, immediatamente, un’ordinanza che preveda, per i lavoratori impegnati nell’edilizia all’aperto, estendendola anche ai lavoratori delle cave, il divieto di lavorare nelle ore centrali della giornata.