CISLParmaPiacenza

FIRST CISL: “La desertificazione bancaria non risparmia il nostro territorio”.

FIRST CISL: "La desertificazione bancaria
non risparmia il nostro territorio"

Desertificazione Bancaria - Cosimo Vaglio First Cisl Parma Piacenza

Sette miliardi di profitti nel primo trimestre 2026, ma quasi cinquemila lavoratori in meno e 375 sportelli chiusi in dodici mesi. Il segretario generale First Cisl Cosimo Vaglio Parma Piacenza interviene spiegando che la trasformazione tecnologica non può diventare l’alibi per allontanarsi dall’economia reale delle comunità: “I conti parlano chiaro: le cinque grandi banche italiane, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Mps e Bper, hanno archiviato il primo trimestre del 2026 con un utile netto aggregato superiore a 7 miliardi di euro, in crescita del 3,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Eppure, dietro queste cifre luccicanti, si nasconde una storia meno celebrata: quella di quasi 4.800 lavoratrici e lavoratori che in un anno hanno lasciato il posto di lavoro, per prepensionamento, e di 375 sportelli che hanno abbassato la serranda per sempre. È l’analisi della Fondazione Fiba di First CISL a fotografare con precisione questa contraddizione, e il territorio di Parma, cuore produttivo dell’Emilia, non ne è immune. Le banche devono investire sul lavoro, evitando che la trasformazione tecnologica diventi la scusa per allontanarsi dall’economia reale delle comunità e dei territori, e per aumentare la remunerazione degli azionisti.”

La desertificazione bancaria non risparmia l’Emilia

Sul fronte della rete fisica, First CISL certifica una “desertificazione bancaria” ormai strutturale. Nel 2025 in tutta Italia sono stati chiusi 516 sportelli, portando il totale nazionale a 19.140. L’Emilia-Romagna rimane tra le regioni meno colpite del Paese, con appena l’8,2% dei comuni privi di uno sportello bancario, una delle percentuali più basse d’Italia. Ma questo dato di relativa tenuta non deve indurre in errore: la tendenza al ribasso prosegue anche qui, e nel 2026 ulteriori chiusure sono già state annunciate da alcuni grandi gruppi.
Che l’Emilia-Romagna reggesse meglio di altre regioni, era già noto”, osserva Vaglio, che però ricorda che nel corso del 2025, due comuni hanno perso l’ultimo sportello bancario, entrando nella condizione di desertificazione totale: Terenzo (1.162 abitanti) e Compiano (1.067 abitanti). “Si tratta di centri di dimensioni contenute e collocati prevalentemente in aree montane o collinari, dove la chiusura dell’unico presidio bancario accentua le difficoltà di accesso ai servizi essenziali per residenti e attività economiche locali. Accanto ai comuni già desertificati, la provincia presenta un’area di rischio particolarmente ampia. A fine 2025 sono infatti 12 i comuni che dispongono di un solo sportello bancario, configurandosi come territori “in via di desertificazione”. Tra questi figurano centri demograficamente rilevanti come Torrile, Fontevivo e Lesignano de’ Bagni, oltre a numerosi comuni delle valli e dell’Appennino parmense. Anche in questi contesti, la perdita dell’unico presidio avrebbe ricadute immediate sul tessuto sociale e produttivo.

I dati sono stati resi resi pubblici dalla Fondazione Fiba. Una posizione nella linea tracciata dal XX Congresso Confederale della CISL. I numeri del rapporto First CISL sono impietosi nel loro accostamento: la produttività per dipendente cresce del 9,7% in termini di risultato di gestione pro capite, e del 7% per le commissioni nette. Tradotto: chi è rimasto a lavorare in banca produce di più, guadagna proporzionalmente meno rispetto alla ricchezza generata, e vede sempre meno colleghi accanto a sé.
“Ancora una volta i risultati delle principali banche italiane dimostrano come il contributo delle lavoratrici e dei lavoratori sia stato determinante nel conseguimento di utili record, grazie in particolare alle commissioni, pur con la riduzione dei livelli occupazionali”, ha dichiarato, alcuni giorni fa, Riccardo Colombani, segretario generale nazionale di First CISL :”È quindi indispensabile la redistribuzione del valore creato a chi lo ha prodotto.”
Il quadro si fa ancora più preoccupante se si allarga lo sguardo agli ultimi quattro anni. Nel 2022 il costo del lavoro delle cinque big equivaleva a oltre il 150% della remunerazione degli azionisti attraverso dividendi e buyback. Nel 2025 quel rapporto è sceso a circa il 75%: il capitale ha divorziato progressivamente dal lavoro che lo genera.

L’osservatorio First CISL ha peraltro già documentato come la digitalizzazione non sia di per sé la causa delle chiusure: in Francia, dove l’utilizzo dell’internet banking è superiore a quello italiano, ci sono 48 sportelli ogni 100 mila abitanti contro i 33 dell’Italia. Un dato che smonta la narrazione secondo cui la chiusura degli sportelli sarebbe una conseguenza inevitabile del progresso tecnologico.

La risposta di First CISL non è di chiusura ideologica verso la tecnologia né di nostalgia per modelli superati. È invece un invito alla coerenza. “L’innovazione digitale è una risorsa preziosa – conclude Vaglio- ma deve accompagnarsi a investimenti sul capitale umano e alla salvaguardia dei presidi territoriali, non sostituirli. Chiediamo rinnovi contrattuali all’altezza dei risultati conseguiti, la riduzione dell’orario di lavoro a parità di retribuzione come risposta all’aumento della produttività, e una contrattazione di prossimità che valorizzi le specificità del nostro tessuto economico.”

First CISL Parma Piacenza, donati 2000 euro all’Hospice di Piacenza

First CISL, Donati 2000 euro
all'Hospice di Piacenza

Hospice di Piacenza

La segreteria di First CISL Parma Piacenza, insieme al referente di zona, ha consegnato alla “Casa di Iris” l’assegno destinato alle finalità dell’Hospice.

 

«È il donatore ad essere grato»
Non è una semplice formula di cortesia. È la riflessione nata all’interno del sindacato quando è stata decisa la donazione: più si pensa a ciò che l’Hospice fa ogni giorno — accompagnare con dignità e cura chi si avvicina alla fine della vita — più ci si convince che il privilegio, in fondo, é del donatore. Quello di poter contribuire, anche solo in parte, a tenere accesa una luce così necessaria.

È con questo spirito che ieri, lunedì 30 marzo, l’intera segreteria (composta dal Segretario Generale Cosimo Vaglio, Emilia Pallavicini e Deciomaria Bentivoglio), insieme al referente di zona Giorgio Camoni, si è presentata all’Hospice di Piacenza. Nelle mani della dottoressa Giovanna Albini è stato consegnato l’assegno da duemila euro: la “charity” annuale del sindacato, scelto quest’anno per onorare un luogo dove la centralità della persona non è uno slogan, ma una pratica quotidiana.

Un sindacato che non si ferma alla busta paga
La First CISL — il sindacato dei lavoratori del credito, delle assicurazioni e della finanza aderente alla CISL — non è nuova a questo tipo di impegno. Ma la visita alla Casa di Iris racconta qualcosa di più profondo di una donazione: riflette un’idea di sindacato che non esaurisce il proprio mandato nella contrattazione, per quanto fondamentale, ma che si interroga sul senso pieno della centralità della persona.

«Essere qui, tutti insieme, non è un caso», ha spiegato il Segretario Generale Cosimo Vaglio. «La Casa di Iris fa qualcosa che noi sindacalisti conosciamo bene: stare accanto alle persone nei momenti più difficili. È un compito di cura, di dignità. E noi volevamo essere presenti, non solo con un assegno».

“Abbiamo scelto la Casa di Iris perché è un presidio di umanità nel cuore di Piacenza – sottolinea la componente piacentina di segreteria Emilia Pallavicini – L’Hospice piacentino rappresenta uno di quei presidi di welfare territoriale che la CISL difende con convinzione: strutture che non si limitano a curare, ma che accompagnano, costruendo attorno al paziente e alla sua famiglia una rete di relazioni e di significato.”

La dottoressa Giovanna Albini, nel ricevere il contributo, ha saputo raccogliere con grazia il senso più profondo del momento: la consapevolezza che mettersi al servizio è la cosa che più conta.

«Portare qui la donazione del nostro sindacato», ha aggiunto il referente Giorgio Camoni, «è un modo per dire ai nostri iscritti che le quote che versano sono un valore che serve anche a costruire comunità.»