Sanità, Cisl FP Parma Piacenza: "Part-time bloccati All’AOU di Parma.
Una situazione gravissima che colpisce soprattutto le neo-mamme"
Il sindacalista Davide Prebenna: «Scelta miope e incomprensibile che alimenta il malessere e la fuga del personale sanitario. L’Azienda intervenga immediatamente»
La CISL FP Parma Piacenza segnala con forza la gravissima situazione che si sta verificando all’interno dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma sul fronte della concessione dei contratti part-time, ormai di fatto bloccati dall’ottobre dello scorso anno, in particolare per il personale afferente al Dipartimento delle Professioni Sanitarie.
A pagare il prezzo più alto di questo blocco sono soprattutto le lavoratrici madri che, al termine del periodo di maternità, si vedono costrette a rientrare in servizio a tempo pieno nonostante abbiano regolarmente presentato richiesta di tempo parziale per poter conciliare le responsabilità familiari con l’attività lavorativa. Una scelta inaccettabile, resa ancora più grave dal fatto che l’Azienda, ad oggi, non risulterebbe nemmeno aver raggiunto il limite massimo previsto per la concessione dei part-time.
«Ci troviamo di fronte a una decisione profondamente sbagliata, miope e dannosa – dichiara Davide Prebenna, Dirigente Sindacale CISL FP Parma Piacenza – che colpisce direttamente la qualità della vita delle lavoratrici e dei lavoratori, compromettendo il diritto alla conciliazione tra vita privata e professionale. Inoltre, la questione apre un tema enorme di disparità di trattamento all’interno della stessa Azienda: mentre in alcuni dipartimenti il part-time continua a essere autorizzato, nelle Professioni Sanitarie le richieste vengono sistematicamente respinte».
La sigla sindacale sottolinea come questa rigidità organizzativa contribuisca a rendere l’AOU di Parma sempre meno attrattiva, in una fase storica in cui la sanità pubblica vive già una drammatica crisi di personale e fatica a reperire e trattenere professionisti.
«Continuare a negare strumenti minimi di flessibilità – conclude Prebenna – significa solo alimentare il malessere interno, aumentare il rischio di fuga verso altre realtà lavorative e aggravare le difficoltà del sistema sanitario pubblico. Non si possono chiedere continui sacrifici al personale senza garantire condizioni di lavoro dignitose e sostenibili. Chiediamo all’Azienda di intervenire immediatamente per sbloccare la situazione. La tutela della genitorialità e il benessere organizzativo non sono elementi sacrificabili».