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Rifiuti, CGIL CISL UIL Piacenza: «No ad aumenti Tari senza confronto. Famiglie e pensionati non possono pagare il conto»

Rifiuti, CGIL CISL UIL Piacenza: «No ad aumenti Tari senza confronto.
Famiglie e pensionati non possono pagare il conto»

Rifiuti Piacenza - 21072026

Rifiuti, CGIL CISL UIL: «I cittadini fanno la loro parte, gli aumenti non possono essere scaricati sulle famiglie»

I segretari generali territoriali intervengono sull’aumento del Piano economico e finanziario approvato da Atersir: «Servono trasparenza sui costi, confronto con le parti sociali e misure concrete per tutelare redditi e pensioni».

L’impegno crescente richiesto nella raccolta differenziata non può tradursi nell’ennesimo aumento delle tariffe. Occorre un confronto con le parti sociali e con le amministrazioni locali. CGIL, CISL e UIL di Piacenza intervengono sul Piano economico e finanziario del servizio rifiuti approvato da Atersir, che prevede un ulteriore incremento dei costi presentato ai territori a ridosso delle scadenze per l’approvazione.

«A pagare gli effetti diretti di queste decisioni saranno ancora una volta le famiglie, i lavoratori e i pensionati», dichiarano i segretari generali territoriali. «Nel Piacentino cittadini, condomini ed esercizi commerciali stanno facendo la propria parte: cresce la raccolta differenziata e aumentano gli adempimenti, le regole di conferimento, le dotazioni obbligatorie e le responsabilità poste in capo agli utenti. A questo maggiore impegno dovrebbero corrispondere un servizio più efficiente, costi più trasparenti e tariffe più eque. Invece assistiamo a nuovi aumenti, senza che sia stato garantito un confronto preventivo e reale con i territori e con le parti sociali».

Per CGIL, CISL e UIL la vigilanza su prezzi e tariffe rappresenta un terreno fondamentale dell’azione sindacale, soprattutto in una fase in cui il costo della vita continua a erodere salari e pensioni.

«L’aumento della Tari si aggiunge alle bollette energetiche, alle spese per la casa, agli alimentari e a tutti gli altri rincari che pesano sui bilanci familiari. Le conseguenze sono particolarmente gravi per i nuclei a reddito medio e basso, che incontriamo quotidianamente nelle nostre sedi e nei luoghi di lavoro. Difendere salari e pensioni significa anche impedire che decisioni assunte senza un adeguato confronto scarichino nuovi costi su chi ha meno possibilità di sostenerli».

I sindacati esprimono preoccupazione anche per la condizione dei Comuni, molti dei quali, a causa di bilanci già fortemente compressi, non dispongono delle risorse necessarie per attenuare gli aumenti a carico dei cittadini.

«Non è accettabile che i Comuni vengano messi davanti a decisioni già definite e che, alla fine, l’unica soluzione sia trasferire i maggiori costi sulle bollette. Occorre conoscere nel dettaglio le ragioni degli aumenti, verificare l’efficienza del servizio e valutare ogni possibilità di contenimento delle tariffe».

CGIL, CISL e UIL chiedono quindi l’apertura immediata di un tavolo di confronto tra Atersir, Iren, Comuni e parti sociali.

«Chiediamo trasparenza sui dati e sulla formazione dei costi, tempi adeguati per esaminare i documenti prima delle scadenze e una partecipazione effettiva dei territori alla costruzione dei prossimi Piani economici e finanziari. Il confronto non può essere convocato quando le decisioni sono già state prese: deve avvenire prima, per tutelare concretamente famiglie, lavoratori, pensionati e imprese».

Unione Bassa Ovest Parmense: risorse regionali perse e rischio paralisi per servizi e lavoratori

Unione Bassa Ovest Parmense, silenzio assordante dalle Amministrazioni:
risorse regionali perse e rischio paralisi per i servizi e per i lavoratori

Unione Bassa Ovest Parmense - 20072026

A due settimane dalla formale richiesta di incontro urgente inviata il 3 luglio scorso da CISL FP e Confederazione CISL, nessuna risposta o convocazione è giunta dal Presidente dell’Unione e dai Sindaci dei Comuni di San Secondo Parmense, Roccabianca e Polesine Zibello. Nel frattempo, emergono riscontri gravissimi sulla tenuta dei conti e sulla gestione dell’Ente.

Al centro delle preoccupazioni sindacali vi era un interrogativo preciso: l’Unione ha presentato la domanda per il bando del Programma di Riordino Territoriale (PRT 2026) della Regione Emilia-Romagna? Oggi i fatti confermano lo scenario peggiore: la domanda non è stata presentata, determinando la perdita di vitali risorse regionali destinate a sostenere la gestione associata. Una mancanza grave che rischia di ripercuotersi pesantemente sui bilanci dei tre Comuni aderenti e sull’efficienza dei servizi ai cittadini.

Ci preme chiarire un aspetto essenziale per evitare strumentalizzazioni: la CISL non è pregiudizialmente contraria allo strumento dell’Unione dei Comuni. Riteniamo che l’associazionismo possa rappresentare una reale opportunità di semplificazione ed efficientamento. Siamo però fermamente contrari a Unioni progettate, sviluppate e gestite in questo modo: avviate con troppa fretta, senza una programmazione seria sul personale e finalizzate solo alla rincorsa di contributi pubblici che poi si rivelano persino incapaci di intercettare.

L’immobilismo amministrativo di questi anni investe in modo drammatico la gestione del personale, per il quale manca totale chiarezza su mansioni, carichi di lavoro e responsabilità professionali. Davanti al fallimento degli obiettivi di economicità ed efficienza, gli organi politici dell’Unione e dei Comuni devono urgentemente valutare un ripensamento complessivo.

 
Tra le ipotesi non è più possibile escludere la revoca immediata della funzione del personale per restituirla alla gestione diretta dei singoli Comuni (misura vitale per sbloccare l’operatività degli uffici e garantire la legittimità degli atti) o, qualora non vi siano le condizioni minime di sostenibilità, l’avvio del percorso di scioglimento dell’Unione stessa.

 
I lavoratori non possono continuare a farsi carico della disorganizzazione e della mancanza di programmazione politica di questa Amministrazione. Chiediamo che il Presidente dell’Unione e i Sindaci escano immediatamente dal silenzio e convochino l’incontro urgente richiesto. In assenza di riscontri tempestivi, il sindacato attiverà tutte le forme di tutela e di mobilitazione consentite.

CISL FP PARMA PIACENZA

CISL PARMA PIACENZA

Ospedale di Parma, CISL FP: «Stop ai dinieghi sui part-time, tutelare il diritto alla genitorialità»

Ospedale di Parma, CISL FP: «Stop ai dinieghi sui part-time,
tutelare il diritto alla genitorialità»

tutelare il diritto alla genitorialità»

Da ottobre stop ingiustificato ai tempi parziali per il personale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Parma.

Davide Prebenna – CISL FP Parma Piacenza: «Il personale è stremato, i tetti di legge non sono superati ma l’Azienda sbarra le porte a tutt’oggi, con le scuole chiuse. È un cinismo burocratico inaccettabile».

Una gestione sorda alle necessità biologiche e sociali delle famiglie e priva di una reale visione organizzativa. La CISL FP Parma Piacenza alza drasticamente i toni dello scontro e lancia un duro atto d’accusa contro la Direzione Generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma.

Il motivo? Un blocco sistematico dei contratti part-time che, dall’ottobre dello scorso anno, sta letteralmente mettendo in ginocchio le lavoratrici madri, esposte senza alcuna tutela al caos gestionale della stagione estiva.

«Dietro questa chiusura non c’è una strategia di riorganizzazione efficiente, ma il vuoto totale», afferma il dirigente sindacale Davide Prebenna. «Assistiamo a una completa assenza di programmazione e a una non disponibilità aziendale nel trovare soluzioni alternative che concilino la tenuta dei servizi con la vita dei dipendenti. L’Azienda preferisce la via più facile del diniego automatico anziché investire risorse ed energie in una pianificazione flessibile del personale.»

Con la chiusura estiva delle scuole e dei servizi educativi, il sindacato rileva che il diritto al tempo parziale smette di essere una mera istanza amministrativa e diventa l’unico argine per evitare il collasso familiare. Eppure, all’Ospedale di Parma, le richieste avanzate dal personale continuano a infrangersi contro un muro di dinieghi che si protrae ormai da troppi mesi.

«Ci troviamo di fronte a un esercizio del potere aziendale che rasenta il cinismo», prosegue Prebenna. «Costringere una madre al tempo pieno obbligatorio, mentre i servizi per l’infanzia sono chiusi, significa ignorare i bisogni reali del personale. Il paradosso tecnico è vergognoso: l’Azienda non ha nemmeno sfiorato il limite massimo di legge per i part-time. Questo significa che i rifiuti nascono da scelte puramente discrezionali, arbitrarie e profondamente penalizzanti nei confronti di chi ogni giorno si prende cura del diritto alla salute del cittadino.»

Prebenna conclude evidenziando come questa rigidità interna stia gravemente accelerando il declino attrattivo dell’hub di Parma:

«In un’epoca di drammatica ed evidente carenza di personale sia a livello nazionale che locale, bloccare i turni e negare la flessibilità significa rendere l’ospedale una realtà lavorativa da cui fuggire. Nessun professionista accetta volentieri di lavorare in una struttura che non dimostra la minima lungimiranza o volontà di pianificazione organizzativa.»

COLSER: sottoscritto l’accordo per l’erogazione ticket. FIT CISL Parma: grande soddisfazione.

COLSER: sottoscritto l'accordo per l'erogazione dei ticket.
FIT CISL Parma : grande soddisfazione

Leonardo Cerbi (FIT CISL Parma): “Intesa raggiunta dopo una trattativa lunga e complessa”

“Finalmente è stato sottoscritto l’accordo con la cooperativa COLSER relativo all’erogazione del ticket giornaliero. L’intesa prevede un ticket di 4 euro per i mesi di luglio e agosto e, a partire da agosto 2026, un aumento a 5,50 euro. Questo rappresenta un primo importante risultato, con l’impegno già definito a proseguire il confronto per arrivare a un ulteriore incremento graduale del valore del ticket. È già stata fissata una data per il prossimo incontro.” Così Leonardo Cerbi, vice segretario di FIT CISL Parma, che esprime grande soddisfazione per aver raggiunto l’accordo dopo una lunga e complessa trattativa iniziata anni fa e intensificatasi negli ultimi mesi.

Lo sciopero revocato dopo la firma

Per arrivare a questo risultato era stato necessario attivare lo stato di agitazione e proclamare lo sciopero, previsto per lunedì 29 giugno, poi revocato a seguito della firma dell’intesa, sottoscritta sabato scorso in tarda serata.

La forza della compattezza sindacale

“Un esito che dimostra ancora una volta quanto sia stata fondamentale la compattezza tra tutti gli attori coinvolti – spiega Cerbi – la segreteria sindacale, i delegati e soprattutto tutte le lavoratrici e i lavoratori dei diversi cantieri interessati: CEPIM, Barilla Sughi di Rubiano e Barilla Imballi di Pedrignano. Abbiamo ottenuto quanto richiesto grazie alla determinazione e alla partecipazione di tutti, arrivando alla firma senza nemmeno un’ora di sciopero. Questo è il frutto della forza della trattativa, uno strumento che il nostro sindacato CISL sa utilizzare con responsabilità e concretezza in ogni situazione. Un ringraziamento particolare va anche alle colleghe e ai colleghi della CGIL perchè insieme abbiamo saputo costruire un percorso comune e raggiungere questo importante obiettivo.”

Il ringraziamento ai delegati

Riconoscendo il fondamentale lavoro di squadra, il vice segretario di FIT CISL sottolinea l’apporto essenziale dei lavoratori e dei delegati: “In particolare mi permetto di citare Santo Rizzelli, per il cantiere CEPIM, e Dismo Pongolini, per il cantiere di Rubiano, oltre a Davide Mazzoli per Barilla Imballi di Pedrignano. Con loro il confronto è stato continuo, praticamente minuto per minuto, fino al raggiungimento dell’accordo definitivo insieme al collega Massimo Lobello della FILT CGIL Parma.”

Prossimi passi: assemblee nei cantieri

Nei prossimi giorni – conclude Cerbi – organizzeremo assemblee nei cantieri per incontrare i lavoratori, illustrare i dettagli dell’accordo e confrontarsi sul percorso futuro.