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Sogin Caorso, FLAEI CISL e UILTEC UIL: prosegue la mobilitazione sindacale

Sogin Caorso, FLAEI CISL e UILTEC UIL:
prosegue la mobilitazione sindacale

FLAEI CISL - Sogin Caorso - 24072026

FLAEI CISL e UILTEC UIL a Sogin: “La porta del dialogo è aperta, ma a Caorso ci sono problemi che non possono essere ignorati”

Prosegue la vertenza sindacale presso il sito Sogin di Caorso. Dopo la prima proclamazione dello sciopero delle prestazioni di lavoro straordinario, in vigore dal 16 giugno al 15 luglio scorsi, FLAEI CISL e UILTEC UIL di Piacenza hanno annunciato una nuova astensione da queste prestazioni, che si terrà dal 3 agosto al 2 settembre 2026.


La decisione arriva all’indomani dell’incontro nazionale tra Sogin e le Organizzazioni Sindacali, tenutosi lo scorso 21 luglio, a cui non ha inteso partecipare unitariamente la FILCTEM CGIL, che ha scelto di non proseguire la mobilitazione. FLAEI CISL e UILTEC UIL, invece, hanno deciso di andare avanti, dopo aver atteso, sottolineano, con senso di responsabilità l’esito del confronto nazionale, nella speranza che si aprisse un dialogo fattivo con l’azienda.


“Abbiamo cercato fino all’ultimo la strada del confronto, sospendendo ogni decisione sulla prosecuzione della mobilitazione proprio per attendere l’esito dell’incontro nazionale”, spiega Sergio Cervo, della segreteria FLAEI CISL di Piacenza. “Purtroppo, per quanto riguarda il sito di Caorso, da quel confronto non sono emersi elementi in grado di superare le ragioni che hanno dato origine alla vertenza”.


Al centro della disputa, secondo i sindacati, resta la valutazione che l’azienda dà della situazione dell’impianto piacentino. Durante l’incontro nazionale, infatti, Sogin ha ribadito che a Caorso non sussisterebbero particolari criticità organizzative né problemi legati alla sicurezza. Una posizione che FLAEI CISL e UILTEC UIL giudicano non coerente con la realtà vissuta quotidianamente dai lavoratori. A dimostrarlo, secondo i sindacati, sarebbe un fatto certo: proprio l’apertura della vertenza avrebbe indotto l’azienda a non dare seguito alla modifica di una procedura ritenuta di fondamentale importanza per la gestione della sicurezza dell’impianto, a conferma, sottolineano i rappresentanti sindacali, che le criticità sollevate non sono “semplici percezioni o valutazioni soggettive”.


“Il problema, oggi, non è soltanto l’esistenza di queste criticità, ma l’impossibilità di affrontarle se l’azienda continua a negarne l’esistenza”, aggiunge Cervo. Le motivazioni alla base della mobilitazione restano dunque tutte attuali: il mancato rispetto degli accordi sulle classificazioni, le criticità organizzative, i profili di sicurezza, l’utilizzo strutturale del lavoro straordinario, l’attribuzione di responsabilità non coerenti con gli inquadramenti, la valorizzazione professionale e il progressivo deterioramento delle relazioni industriali nel sito.


Da qui la nuova proclamazione, comunicata anche a Prefettura di Piacenza, Comune di Caorso, Ispettorato Nazionale per la Sicurezza Nucleare e Ispettorato territoriale del lavoro, nel rispetto della legge 146/1990 sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali e dell’accordo nazionale del settore elettrico del 2013. “Non si tratta di una scelta pregiudiziale, precisa Cervo, ma della naturale conseguenza del mancato avanzamento del confronto. La nostra disponibilità ad avviare in qualsiasi momento un confronto serio, concreto e rispettoso resta piena: l’obiettivo è raggiungere un accordo, non alimentare il conflitto”.


I sindacati avvertono tuttavia che, qualora l’atteggiamento dell’azienda non dovesse cambiare, valuteranno ulteriori iniziative, compreso il coinvolgimento delle istituzioni competenti, per richiamare l’attenzione sulla situazione del sito della centrale nucleare. Una vertenza, ricordano FLAEI CISL e UILTEC UIL, che non riguarda soltanto aspetti economici, ma temi centrali come la sicurezza, l’organizzazione del lavoro e la qualità delle relazioni industriali, con ricadute dirette sul futuro dell’impianto.

FIT CISL, Aumento del biglietto urbano: bene la tutela degli abbonati, ma non basta

FIT CISL, Aumento del biglietto urbano:
bene la tutela degli abbonati, ma non basta

Fit Cisl - Aumento Biglietto Urbano - 24072026

FIT CISL Piacenza prende atto della decisione delle Amministrazioni comunali di adeguare da agosto le tariffe del biglietto urbano SETA, portandolo da 1,50 a 2 euro, salvaguardando al contempo gli abbonamenti grazie a un impegno economico diretto dei Comuni.

Se da un lato apprezziamo la scelta di non gravare su studenti, lavoratori pendolari e famiglie che utilizzano quotidianamente il servizio, dall’altro non possiamo ignorare che l’aumento ricade interamente su chi il mezzo pubblico lo usa in modo occasionale: anziani senza abbonamento, cittadini con redditi bassi che non riescono a programmare spostamenti regolari, turisti e utenti saltuari. Anche questi cittadini contribuiscono, con le imposte locali e regionali, al bilancio degli enti che oggi finanziano la sterilizzazione delle tariffe degli abbonamenti. In questo modo l’onere del riequilibrio economico del contratto di servizio, ricade comunque, anche se solo in parte, su chi sceglie il trasporto pubblico.

Se serve un piano di riequilibrio dei conti legato all’aumento dei costi di carburante, energia, manutenzione e assicurazioni, si utilizzino fino in fondo le risorse fiscali già in bilancio, prima di chiedere un contributo aggiuntivo a chi sale su un autobus. Scoraggiare con i prezzi anche l’utenza occasionale è in controtendenza con le stesse politiche di incentivo alla mobilità sostenibile portate avanti dai Comuni.

Considerata la decisione chiediamo con fermezza che parte dei maggiori ricavi generati dall’aumento del biglietto venga destinata concretamente al miglioramento del servizio e alle condizioni di lavoro del personale viaggiante, autisti e controllori sempre più esposti a carichi di lavoro e, purtroppo, ad aggressioni, e non semplicemente assorbita nei bilanci societari.

Come già proposto in altri territori, la strada maestra resta un servizio più veloce, sicuro e capace di attrarre nuovi passeggeri: questo, e non l’aumento dei biglietti, è il primo passo per abbassare i costi di esercizio nel medio periodo.
Infine riteniamo necessario un confronto con i Comuni e con SETA per discutere queste proposte prima dell’entrata in vigore delle nuove tariffe.

Salvatore Buono
Segretario FIT CISL Piacenza

Firmato il protocollo d’Intesa in materia di legalità, appalti, concessioni e responsabilità sociale

Firmato il protocollo d’Intesa in materia di
legalità, appalti, concessioni e responsabilità sociale

Protocollo d'Intesa appalti - 230726

È stato firmato questo pomeriggio, in Municipio, il Protocollo d’Intesa in materia di legalità, appalti, concessioni e responsabilità sociale tra il Comune di Parma, gli organismi partecipati appartenenti al Gruppo Comune di Parma, CGIL Camera del Lavoro di Parma, CISL Parma e UIL Emilia-Romagna Parma.

Il documento è stato sottoscritto dal sindaco Michele Guerra, da Paola Bergonzi per CGIL, Angela Calò per CISL e Mariolina Tarasconi per UIL. Al momento della firma era presente anche l’assessore ai Lavori pubblici e alla Legalità Francesco De Vanna.

L’accordo rappresenta un importante aggiornamento del precedente Protocollo sottoscritto nel dicembre 2015 e nasce dalla volontà condivisa di rafforzare ulteriormente gli strumenti di prevenzione e controllo in un contesto normativo, economico e sociale profondamente mutato. La nuova intesa conferma l’impianto valoriale e gli obiettivi del documento originario, adeguandoli alle più recenti evoluzioni legislative e alle nuove sfide poste dal contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata nei circuiti economici e produttivi.

Il Sindaco Michele Guerra ha commentato: “Ciò che ha ispirato questo protocollo è la volontà di fare degli appalti pubblici un ambito in cui si possa garantire non soltanto la legalità, ma anche l’equità delle condizioni di lavoro. È importante che l’esempio venga proprio dalle pubbliche amministrazioni che, insieme ai sindacati, andranno a costruire anche dei momenti di incontro regolari: questo consentirà di mantenere un confronto costante sui temi di politica del lavoro che non rientrano direttamente nelle competenze dei Comuni, ma sui quali possiamo fare tanto proprio grazie anche allo strumento dell’appalto pubblico. Siamo contenti di poter rinnovare, dopo tutti questi anni, il protocollo sapendo che rimarrà uno strumento duttile e che, in base alle condizioni che ci troveremo ad affrontare, potrà essere modificato e migliorato attraverso il confronto costante con i sindacati”.

Le Organizzazioni sindacali esprimono soddisfazione per la sottoscrizione di questo Protocollo, frutto di un confronto lungo e articolato: “È un percorso condiviso che ha avuto l’obiettivo comune di dare continuità al precedente Protocollo del 2015, il cui rinnovo era stato bloccato dal Covid. Inoltre si è rivelato necessario un adeguamento alle modifiche apportate dalla recente legislazione in materia di appalti pubblici.

L’aspetto per noi più sfidante e qualificante è l’introduzione della programmazione di incontri periodici, sia nelle fasi preventive alla predisposizione dei bandi sia durante l’esecuzione dell’appalto.

Positivo è anche il coinvolgimento, esplicitato con la sottoscrizione del Protocollo da parte degli organismi partecipati del Comune, ad ulteriore testimonianza della centralità che il tema appalti ricopre. L’obiettivo comune è stato quello di lavorare insieme per garantire l’esecuzione di appalti nei quali ai lavoratori e alle lavoratrici siano applicati i contratti collettivi nazionali firmati dalle Organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative a difesa del salario, della salute e della sicurezza, della buona occupazione e a contrasto delle irregolarità, precarietà ed abuso del subappalto”.

Un patto per la legalità, la qualità del lavoro e lo sviluppo del territorio

Il Protocollo si fonda sulla convinzione condivisa che gli appalti e le concessioni pubbliche debbano rappresentare leve strategiche per promuovere legalità, coesione sociale, tutela del lavoro e sviluppo sostenibile del territorio.

È confermata la necessità di un confronto costante e strutturato finalizzato a qualificare il sistema degli affidamenti pubblici, valorizzando la qualità delle prestazioni, la trasparenza delle procedure, la tutela dei lavoratori e delle lavoratrici, il contrasto a fenomeni quali il lavoro povero, l’irregolarità contributiva e le forme di dumping contrattuale.

Tra gli obiettivi principali dell’intesa vi sono la piena applicazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro, la salvaguardia dei livelli occupazionali, la valorizzazione della clausola sociale nei cambi di gestione, il sostegno alla qualità tecnica delle opere e dei servizi, la riduzione dell’impatto ambientale e la promozione di modelli imprenditoriali orientati alla responsabilità sociale e alla legalità.

Particolare attenzione è inoltre dedicata alla prevenzione delle infiltrazioni mafiose e dei fenomeni corruttivi, attraverso l’espletamento dei relativi controlli, la promozione della trasparenza e la diffusione di strumenti premianti per le imprese che adottano elevati standard etici, organizzativi e di sostenibilità.

Misure concrete: controlli, sicurezza e contrasto al massimo ribasso

Verranno programmati incontri periodici tra Amministrazione e organizzazioni sindacali per monitorare gli affidamenti ed eventuali criticità.

Viene inoltre confermato il principio della non ribassabilità dei costi della manodopera e della sicurezza aziendali, che dovranno essere indicati separatamente nell’offerta economica. L’Amministrazione privilegerà l’utilizzo del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, valorizzando la qualità tecnica, l’innovazione, la sostenibilità ambientale e sociale e la tutela dell’occupazione rispetto alla sola componente economica.

L’intesa punta anche a contenere il ricorso al subappalto e a limitare fortemente quello a cascata, considerato un fattore di rischio sotto il profilo della sicurezza, della regolarità contributiva e della trasparenza.

Grande rilievo assume il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro. Il Protocollo prevede il rafforzamento della formazione obbligatoria, il coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, l’attivazione di tavoli permanenti di monitoraggio nei cantieri più rilevanti e l’adozione della “Stop Work Authority”, principio che riconosce a ogni lavoratore il diritto di interrompere un’attività ritenuta non sicura, senza conseguenze o penalizzazioni.

Sul fronte della trasparenza e della legalità, viene assicurata l’applicazione delle verifiche antimafia previste dalla normativa, i controlli sulla congruità della manodopera, l’utilizzo di strumenti di tracciabilità nei cantieri e specifiche clausole risolutive nei confronti delle imprese che non rispettino gli obblighi retributivi, contributivi o di sicurezza.

Il Protocollo, di validità triennale, si propone dunque come uno strumento avanzato di governance degli appalti pubblici, capace di coniugare efficienza amministrativa, tutela del lavoro, sicurezza, legalità e sviluppo economico sostenibile, rafforzando il ruolo degli affidamenti pubblici quali strumenti di crescita e coesione per l’intera comunità.

Rifiuti, CGIL CISL UIL Piacenza: «No ad aumenti Tari senza confronto. Famiglie e pensionati non possono pagare il conto»

Rifiuti, CGIL CISL UIL Piacenza: «No ad aumenti Tari senza confronto.
Famiglie e pensionati non possono pagare il conto»

Rifiuti Piacenza - 21072026

Rifiuti, CGIL CISL UIL: «I cittadini fanno la loro parte, gli aumenti non possono essere scaricati sulle famiglie»

I segretari generali territoriali intervengono sull’aumento del Piano economico e finanziario approvato da Atersir: «Servono trasparenza sui costi, confronto con le parti sociali e misure concrete per tutelare redditi e pensioni».

L’impegno crescente richiesto nella raccolta differenziata non può tradursi nell’ennesimo aumento delle tariffe. Occorre un confronto con le parti sociali e con le amministrazioni locali. CGIL, CISL e UIL di Piacenza intervengono sul Piano economico e finanziario del servizio rifiuti approvato da Atersir, che prevede un ulteriore incremento dei costi presentato ai territori a ridosso delle scadenze per l’approvazione.

«A pagare gli effetti diretti di queste decisioni saranno ancora una volta le famiglie, i lavoratori e i pensionati», dichiarano i segretari generali territoriali. «Nel Piacentino cittadini, condomini ed esercizi commerciali stanno facendo la propria parte: cresce la raccolta differenziata e aumentano gli adempimenti, le regole di conferimento, le dotazioni obbligatorie e le responsabilità poste in capo agli utenti. A questo maggiore impegno dovrebbero corrispondere un servizio più efficiente, costi più trasparenti e tariffe più eque. Invece assistiamo a nuovi aumenti, senza che sia stato garantito un confronto preventivo e reale con i territori e con le parti sociali».

Per CGIL, CISL e UIL la vigilanza su prezzi e tariffe rappresenta un terreno fondamentale dell’azione sindacale, soprattutto in una fase in cui il costo della vita continua a erodere salari e pensioni.

«L’aumento della Tari si aggiunge alle bollette energetiche, alle spese per la casa, agli alimentari e a tutti gli altri rincari che pesano sui bilanci familiari. Le conseguenze sono particolarmente gravi per i nuclei a reddito medio e basso, che incontriamo quotidianamente nelle nostre sedi e nei luoghi di lavoro. Difendere salari e pensioni significa anche impedire che decisioni assunte senza un adeguato confronto scarichino nuovi costi su chi ha meno possibilità di sostenerli».

I sindacati esprimono preoccupazione anche per la condizione dei Comuni, molti dei quali, a causa di bilanci già fortemente compressi, non dispongono delle risorse necessarie per attenuare gli aumenti a carico dei cittadini.

«Non è accettabile che i Comuni vengano messi davanti a decisioni già definite e che, alla fine, l’unica soluzione sia trasferire i maggiori costi sulle bollette. Occorre conoscere nel dettaglio le ragioni degli aumenti, verificare l’efficienza del servizio e valutare ogni possibilità di contenimento delle tariffe».

CGIL, CISL e UIL chiedono quindi l’apertura immediata di un tavolo di confronto tra Atersir, Iren, Comuni e parti sociali.

«Chiediamo trasparenza sui dati e sulla formazione dei costi, tempi adeguati per esaminare i documenti prima delle scadenze e una partecipazione effettiva dei territori alla costruzione dei prossimi Piani economici e finanziari. Il confronto non può essere convocato quando le decisioni sono già state prese: deve avvenire prima, per tutelare concretamente famiglie, lavoratori, pensionati e imprese».

Unione Bassa Ovest Parmense: risorse regionali perse e rischio paralisi per servizi e lavoratori

Unione Bassa Ovest Parmense, silenzio assordante dalle Amministrazioni:
risorse regionali perse e rischio paralisi per i servizi e per i lavoratori

Unione Bassa Ovest Parmense - 20072026

A due settimane dalla formale richiesta di incontro urgente inviata il 3 luglio scorso da CISL FP e Confederazione CISL, nessuna risposta o convocazione è giunta dal Presidente dell’Unione e dai Sindaci dei Comuni di San Secondo Parmense, Roccabianca e Polesine Zibello. Nel frattempo, emergono riscontri gravissimi sulla tenuta dei conti e sulla gestione dell’Ente.

Al centro delle preoccupazioni sindacali vi era un interrogativo preciso: l’Unione ha presentato la domanda per il bando del Programma di Riordino Territoriale (PRT 2026) della Regione Emilia-Romagna? Oggi i fatti confermano lo scenario peggiore: la domanda non è stata presentata, determinando la perdita di vitali risorse regionali destinate a sostenere la gestione associata. Una mancanza grave che rischia di ripercuotersi pesantemente sui bilanci dei tre Comuni aderenti e sull’efficienza dei servizi ai cittadini.

Ci preme chiarire un aspetto essenziale per evitare strumentalizzazioni: la CISL non è pregiudizialmente contraria allo strumento dell’Unione dei Comuni. Riteniamo che l’associazionismo possa rappresentare una reale opportunità di semplificazione ed efficientamento. Siamo però fermamente contrari a Unioni progettate, sviluppate e gestite in questo modo: avviate con troppa fretta, senza una programmazione seria sul personale e finalizzate solo alla rincorsa di contributi pubblici che poi si rivelano persino incapaci di intercettare.

L’immobilismo amministrativo di questi anni investe in modo drammatico la gestione del personale, per il quale manca totale chiarezza su mansioni, carichi di lavoro e responsabilità professionali. Davanti al fallimento degli obiettivi di economicità ed efficienza, gli organi politici dell’Unione e dei Comuni devono urgentemente valutare un ripensamento complessivo.

 
Tra le ipotesi non è più possibile escludere la revoca immediata della funzione del personale per restituirla alla gestione diretta dei singoli Comuni (misura vitale per sbloccare l’operatività degli uffici e garantire la legittimità degli atti) o, qualora non vi siano le condizioni minime di sostenibilità, l’avvio del percorso di scioglimento dell’Unione stessa.

 
I lavoratori non possono continuare a farsi carico della disorganizzazione e della mancanza di programmazione politica di questa Amministrazione. Chiediamo che il Presidente dell’Unione e i Sindaci escano immediatamente dal silenzio e convochino l’incontro urgente richiesto. In assenza di riscontri tempestivi, il sindacato attiverà tutte le forme di tutela e di mobilitazione consentite.

CISL FP PARMA PIACENZA

CISL PARMA PIACENZA

Ospedale di Parma, CISL FP: «Stop ai dinieghi sui part-time, tutelare il diritto alla genitorialità»

Ospedale di Parma, CISL FP: «Stop ai dinieghi sui part-time,
tutelare il diritto alla genitorialità»

tutelare il diritto alla genitorialità»

Da ottobre stop ingiustificato ai tempi parziali per il personale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Parma.

Davide Prebenna – CISL FP Parma Piacenza: «Il personale è stremato, i tetti di legge non sono superati ma l’Azienda sbarra le porte a tutt’oggi, con le scuole chiuse. È un cinismo burocratico inaccettabile».

Una gestione sorda alle necessità biologiche e sociali delle famiglie e priva di una reale visione organizzativa. La CISL FP Parma Piacenza alza drasticamente i toni dello scontro e lancia un duro atto d’accusa contro la Direzione Generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma.

Il motivo? Un blocco sistematico dei contratti part-time che, dall’ottobre dello scorso anno, sta letteralmente mettendo in ginocchio le lavoratrici madri, esposte senza alcuna tutela al caos gestionale della stagione estiva.

«Dietro questa chiusura non c’è una strategia di riorganizzazione efficiente, ma il vuoto totale», afferma il dirigente sindacale Davide Prebenna. «Assistiamo a una completa assenza di programmazione e a una non disponibilità aziendale nel trovare soluzioni alternative che concilino la tenuta dei servizi con la vita dei dipendenti. L’Azienda preferisce la via più facile del diniego automatico anziché investire risorse ed energie in una pianificazione flessibile del personale.»

Con la chiusura estiva delle scuole e dei servizi educativi, il sindacato rileva che il diritto al tempo parziale smette di essere una mera istanza amministrativa e diventa l’unico argine per evitare il collasso familiare. Eppure, all’Ospedale di Parma, le richieste avanzate dal personale continuano a infrangersi contro un muro di dinieghi che si protrae ormai da troppi mesi.

«Ci troviamo di fronte a un esercizio del potere aziendale che rasenta il cinismo», prosegue Prebenna. «Costringere una madre al tempo pieno obbligatorio, mentre i servizi per l’infanzia sono chiusi, significa ignorare i bisogni reali del personale. Il paradosso tecnico è vergognoso: l’Azienda non ha nemmeno sfiorato il limite massimo di legge per i part-time. Questo significa che i rifiuti nascono da scelte puramente discrezionali, arbitrarie e profondamente penalizzanti nei confronti di chi ogni giorno si prende cura del diritto alla salute del cittadino.»

Prebenna conclude evidenziando come questa rigidità interna stia gravemente accelerando il declino attrattivo dell’hub di Parma:

«In un’epoca di drammatica ed evidente carenza di personale sia a livello nazionale che locale, bloccare i turni e negare la flessibilità significa rendere l’ospedale una realtà lavorativa da cui fuggire. Nessun professionista accetta volentieri di lavorare in una struttura che non dimostra la minima lungimiranza o volontà di pianificazione organizzativa.»

COLSER: sottoscritto l’accordo per l’erogazione ticket. FIT CISL Parma: grande soddisfazione.

COLSER: sottoscritto l'accordo per l'erogazione dei ticket.
FIT CISL Parma : grande soddisfazione

Leonardo Cerbi (FIT CISL Parma): “Intesa raggiunta dopo una trattativa lunga e complessa”

“Finalmente è stato sottoscritto l’accordo con la cooperativa COLSER relativo all’erogazione del ticket giornaliero. L’intesa prevede un ticket di 4 euro per i mesi di luglio e agosto e, a partire da agosto 2026, un aumento a 5,50 euro. Questo rappresenta un primo importante risultato, con l’impegno già definito a proseguire il confronto per arrivare a un ulteriore incremento graduale del valore del ticket. È già stata fissata una data per il prossimo incontro.” Così Leonardo Cerbi, vice segretario di FIT CISL Parma, che esprime grande soddisfazione per aver raggiunto l’accordo dopo una lunga e complessa trattativa iniziata anni fa e intensificatasi negli ultimi mesi.

Lo sciopero revocato dopo la firma

Per arrivare a questo risultato era stato necessario attivare lo stato di agitazione e proclamare lo sciopero, previsto per lunedì 29 giugno, poi revocato a seguito della firma dell’intesa, sottoscritta sabato scorso in tarda serata.

La forza della compattezza sindacale

“Un esito che dimostra ancora una volta quanto sia stata fondamentale la compattezza tra tutti gli attori coinvolti – spiega Cerbi – la segreteria sindacale, i delegati e soprattutto tutte le lavoratrici e i lavoratori dei diversi cantieri interessati: CEPIM, Barilla Sughi di Rubiano e Barilla Imballi di Pedrignano. Abbiamo ottenuto quanto richiesto grazie alla determinazione e alla partecipazione di tutti, arrivando alla firma senza nemmeno un’ora di sciopero. Questo è il frutto della forza della trattativa, uno strumento che il nostro sindacato CISL sa utilizzare con responsabilità e concretezza in ogni situazione. Un ringraziamento particolare va anche alle colleghe e ai colleghi della CGIL perchè insieme abbiamo saputo costruire un percorso comune e raggiungere questo importante obiettivo.”

Il ringraziamento ai delegati

Riconoscendo il fondamentale lavoro di squadra, il vice segretario di FIT CISL sottolinea l’apporto essenziale dei lavoratori e dei delegati: “In particolare mi permetto di citare Santo Rizzelli, per il cantiere CEPIM, e Dismo Pongolini, per il cantiere di Rubiano, oltre a Davide Mazzoli per Barilla Imballi di Pedrignano. Con loro il confronto è stato continuo, praticamente minuto per minuto, fino al raggiungimento dell’accordo definitivo insieme al collega Massimo Lobello della FILT CGIL Parma.”

Prossimi passi: assemblee nei cantieri

Nei prossimi giorni – conclude Cerbi – organizzeremo assemblee nei cantieri per incontrare i lavoratori, illustrare i dettagli dell’accordo e confrontarsi sul percorso futuro.