CISLParmaPiacenza

Rifiuti, CGIL CISL UIL Piacenza: «No ad aumenti Tari senza confronto. Famiglie e pensionati non possono pagare il conto»

Rifiuti, CGIL CISL UIL Piacenza: «No ad aumenti Tari senza confronto.
Famiglie e pensionati non possono pagare il conto»

Rifiuti Piacenza - 21072026

Rifiuti, CGIL CISL UIL: «I cittadini fanno la loro parte, gli aumenti non possono essere scaricati sulle famiglie»

I segretari generali territoriali intervengono sull’aumento del Piano economico e finanziario approvato da Atersir: «Servono trasparenza sui costi, confronto con le parti sociali e misure concrete per tutelare redditi e pensioni».

L’impegno crescente richiesto nella raccolta differenziata non può tradursi nell’ennesimo aumento delle tariffe. Occorre un confronto con le parti sociali e con le amministrazioni locali. CGIL, CISL e UIL di Piacenza intervengono sul Piano economico e finanziario del servizio rifiuti approvato da Atersir, che prevede un ulteriore incremento dei costi presentato ai territori a ridosso delle scadenze per l’approvazione.

«A pagare gli effetti diretti di queste decisioni saranno ancora una volta le famiglie, i lavoratori e i pensionati», dichiarano i segretari generali territoriali. «Nel Piacentino cittadini, condomini ed esercizi commerciali stanno facendo la propria parte: cresce la raccolta differenziata e aumentano gli adempimenti, le regole di conferimento, le dotazioni obbligatorie e le responsabilità poste in capo agli utenti. A questo maggiore impegno dovrebbero corrispondere un servizio più efficiente, costi più trasparenti e tariffe più eque. Invece assistiamo a nuovi aumenti, senza che sia stato garantito un confronto preventivo e reale con i territori e con le parti sociali».

Per CGIL, CISL e UIL la vigilanza su prezzi e tariffe rappresenta un terreno fondamentale dell’azione sindacale, soprattutto in una fase in cui il costo della vita continua a erodere salari e pensioni.

«L’aumento della Tari si aggiunge alle bollette energetiche, alle spese per la casa, agli alimentari e a tutti gli altri rincari che pesano sui bilanci familiari. Le conseguenze sono particolarmente gravi per i nuclei a reddito medio e basso, che incontriamo quotidianamente nelle nostre sedi e nei luoghi di lavoro. Difendere salari e pensioni significa anche impedire che decisioni assunte senza un adeguato confronto scarichino nuovi costi su chi ha meno possibilità di sostenerli».

I sindacati esprimono preoccupazione anche per la condizione dei Comuni, molti dei quali, a causa di bilanci già fortemente compressi, non dispongono delle risorse necessarie per attenuare gli aumenti a carico dei cittadini.

«Non è accettabile che i Comuni vengano messi davanti a decisioni già definite e che, alla fine, l’unica soluzione sia trasferire i maggiori costi sulle bollette. Occorre conoscere nel dettaglio le ragioni degli aumenti, verificare l’efficienza del servizio e valutare ogni possibilità di contenimento delle tariffe».

CGIL, CISL e UIL chiedono quindi l’apertura immediata di un tavolo di confronto tra Atersir, Iren, Comuni e parti sociali.

«Chiediamo trasparenza sui dati e sulla formazione dei costi, tempi adeguati per esaminare i documenti prima delle scadenze e una partecipazione effettiva dei territori alla costruzione dei prossimi Piani economici e finanziari. Il confronto non può essere convocato quando le decisioni sono già state prese: deve avvenire prima, per tutelare concretamente famiglie, lavoratori, pensionati e imprese».

FP CISL, Iren e raccolta rifiuti a Piacenza: servono più investimenti per rafforzare il servizio e tutelare i lavoratori

FP CISL, Iren e raccolta rifiuti a Piacenza:
servono più investimenti per rafforzare il servizio e tutelare i lavoratori

Iren Raccolta Rifiuti Piacenza Cisl FP

Conciliare l’efficienza del servizio ai cittadini con la qualità, la sicurezza e la dignità del lavoro: è questa la sfida prioritaria che la CISL insieme alla sua categoria della Funzione Pubblica lanciano oggi al Gruppo Iren.


Di fronte a bilanci aziendali solidi e positivi, il sindacato chiede un cambio di passo strategico che rimetta al centro la risorsa più preziosa del ciclo ambientale: i lavoratori delle cooperative in appalto.


La transizione ecologica e i grandi risultati ottenuti nella raccolta differenziata a Piacenza sono stati possibili grazie all’impegno quotidiano degli operatori ecologici.


Tuttavia, l’attuale organizzazione del servizio e il numero di addetti in forza si rivelano oggi insufficienti a coprire le crescenti esigenze del territorio senza tradursi in un carico di lavoro eccessivamente gravoso. Ritmi intensi e turni prolungati rischiano di incidere negativamente sulla salute e sulla sicurezza del personale, un costo sociale che una grande azienda multiservizi non può e non deve permettersi.


Per queste ragioni, FP e CISL avanzano una proposta concreta e propositiva: un potenziamento strutturale delle risorse economiche destinate ai contratti di appalto con le cooperative del territorio.
Questo stanziamento integrativo consentirebbe un ampliamento del monte ore complessivo e l’assunzione di nuovi addetti alla raccolta.


Un simile investimento genererebbe un triplo valore positivo:


Per i lavoratori: una netta riduzione del carico fisico, migliori condizioni di salute e sicurezza sul posto di lavoro e una maggiore stabilità occupazionale.


Per la cittadinanza: un servizio di raccolta differenziata ancora più puntuale, efficiente, capillare e flessibile, all’altezza degli standard di una città moderna.


Per l’azienda stessa: il consolidamento di un modello industriale socialmente responsabile, dove la solidità dei bilanci diventa motore di benessere per il territorio e per chi vi lavora.


“Iren ha dimostrato negli anni una grande capacità industriale e reddituale”, dichiara la CISL FP. “Oggi chiediamo che questa solidità finanziaria si traduca in valore sociale. Investire sulle cooperative appaltatrici non è un costo ma un investimento sulla qualità del servizio e sulla dignità di chi garantisce, ogni giorno, il decoro e la sostenibilità delle nostre città. Confidiamo in un riscontro positivo che porti benefici concreti alla comunità di Piacenza e a tutti i lavoratori del comparto”.

Piacenza e immigrazione: numeri, lavoro e integrazione di una realtà strutturale

Piacenza e immigrazione:
numeri, lavoro e integrazione di una realtà strutturale

Cisl Parma Piacenza - Piacenza e immigrazione

Intervista a Michele Vaghini, Segretario Generale Cisl Parma Piacenza

L’economia piacentina è sorretta anche dagli stranieri: è una tesi corretta?
Corretta ma riduttiva. Io direi che è una realtà strutturale che non possiamo più permetterci di ignorare, da anni.
Nella provincia di Piacenza gli stranieri residenti sono ora quasi 43 mila, corrispondenti a circa il 15 % della popolazione, un dato decisamente superiore rispetto a quello nazionale e regionale. 
Ma la fotografia demografica è solo il punto di partenza. 
Sul versante del lavoro, oggi gli stranieri costituiscono circa un quinto degli occupati, con un contributo fondamentale soprattutto in settori come la logistica. Sul versante imprenditoriale, il quadro è altrettanto netto: le imprese straniere sono molto cresciute nell’ultimo decennio, compensando il calo continuo delle imprese piacentine, scese del 10% circa dal 2014. Piacenza si colloca al secondo posto regionale per incidenza di queste imprese sul totale delle attività imprenditoriali.
La presenza straniera pertanto, non è un elemento aggiuntivo del sistema economico locale ma ne è una componente portante. Giusto dirlo anche per quanto riguarda il valore degli immobili in città e in provincia: senza la loro domanda il mercato fletterebbe di molto.
 
Se non ci fossero, come potrebbero fare le imprese piacentine?
Senza quell’apporto, le imprese si troverebbero di fronte a una carenza di manodopera che nessuna politica di breve periodo potrebbe colmare.
A livello nazionale, il Ministero del Lavoro stima che sarà necessario immettere nel sistema produttivo centinaia di migliaia di nuovi lavoratori stranieri. Piacenza non è un’eccezione a questa tendenza: la incarna in modo particolarmente forte, proprio per il peso specifico della logistica, dell’edilizia e dell’agroalimentare sul suo tessuto produttivo.
Le imprese piacentine, come quelle italiane, hanno bisogno dei lavoratori stranieri ma è necessario che il lavoro sia equo e sempre dignitoso per tutti, senza dimenticare il divario di genere, ancora più marcato per le lavoratrici straniere.

 

L’occupazione da anni presenta numeri positivi. Forse perché ci sono sempre meno giovani, persone in età da lavoro, immigrati… è così?
Per la prima volta il tasso di occupazione a Piacenza (ora 72%) ha quasi raggiunto livelli analoghi a quelli medi in Europa (76%). È un risultato che fa piacere e non va sminuito. Però, guardando sotto la superficie, emerge una dinamica che dovrebbe farci riflettere. La crescita degli occupati è trainata dalla componente straniera, aumentata del 40%, mentre gli occupati italiani registrano una contrazione.
Questo vuol dire due cose. La prima è che i numeri dell’occupazione reggono anche grazie all’inserimento lavorativo degli stranieri e senza di loro il quadro sarebbe molto più preoccupante. La seconda è che c’è evidentemente qualcosa che non funziona sul versante dell’occupazione italiana, in particolare quella giovanile. I giovani piacentini faticano a trovare sbocchi adeguati alla loro formazione e molti di loro li cercano altrove. Su questo noi come CISL abbiamo una posizione chiara: non basta aprire i cancelli ai lavoratori di fuori se non si crea al contempo un sistema di opportunità che trattenga le risorse umane che formiamo qui.
La mozione approvata al nostro Congresso del 2025, insisteva proprio su questo nesso: occorre affrontare insieme la questione demografica, il lavoro giovanile, la formazione e le politiche attive, costruendo quello che abbiamo chiamato un “Patto della Responsabilità”. Occupazione in crescita non sempre è sinonimo di mercato del lavoro sano: è un punto di partenza, non di arrivo.
 
Dall’osservatorio del vostro sindacato, nei confronti degli stranieri, su cosa siete focalizzati? Su cosa lavorate, in particolare, con loro? Quali sono i problemi, i temi da affrontare?
Il nostro osservatorio quotidiano sono i nostri uffici che si occupano delle pratiche per il rilascio e il rinnovo dei permessi di soggiorno, dei ricongiungimenti familiari, delle domande per la cittadinanza, della compilazione delle domande di invito per il turismo, delle case popolari oltre che di programmi formativi per acquisire competenze linguistiche, culturali e professionali necessarie per l’integrazione nel lavoro e nella società.
Ma il nostro impegno non si esaurisce nei servizi, noi non dimentichiamo l’aspetto propriamente sindacale. Il primo problema è il lavoro irregolare e il caporalato. Nei magazzini della logistica, nei cantieri, nelle campagne della Bassa, il rischio di sfruttamento è concreto e documentato. Il lavoratore straniero, spesso senza rete familiare e con la pressione del permesso di soggiorno che dipende dal contratto di lavoro, è strutturalmente più esposto a ricatti. Siamo impegnati in ogni luogo di lavoro a contrastare con fermezza il lavoro nero, il caporalato, le cooperative spurie e i contratti pirata anche con tavoli presso la prefettura.
Il secondo tema è la casa. Il disagio abitativo è stato indicato come problema prioritario. Un lavoratore regolare, che paga le tasse e contribuisce all’INPS, non sempre riesce ad accedere al mercato degli affitti perché è straniero, perché non ha garanti, perché il mercato privato lo discrimina. Questo è un problema di giustizia sociale, prima ancora che di politica migratoria.
C’è poi la questione delle seconde generazioni. Giovani nati o cresciuti qui, che vanno a scuola a Piacenza, parlano anche qualche parola di dialetto piacentino, tifano per le squadre locali. Eppure restano in un limbo giuridico. La CISL sostiene l’introduzione dello Ius Scholae per le seconde generazioni, ovvero la cittadinanza per chi compie il percorso scolastico in Italia. È una scelta di civiltà. 
Detto tutto questo, voglio aggiungere una cosa che mi sta a cuore. Spesso il dibattito sull’immigrazione si divide tra chi dipinge il fenomeno come un problema di ordine pubblico e chi lo riduce a una questione di numeri economici. Noi invece dobbiamo porre al centro la persona: l’immigrazione è una realtà complessa che attraversa sicurezza, economia e diritti. Gestirla in modo efficace significa garantire regole chiare e rispetto della legalità ma anche costruire percorsi di integrazione che valorizzino il contributo delle persone e riducano le fragilità, così da rafforzare nel tempo la coesione sociale e il benessere collettivo.

Primo Maggio – Cisl Parma Piacenza: il lavoro dignitoso al centro delle iniziative sul territorio

Primo Maggio, Cisl Parma Piacenza: il lavoro dignitoso
al centro delle iniziative sul territorio

Primo Maggio Cisl Parma Piacenza

Contrattazione, nuove tutele e nuovi diritti per l’Italia che cambia nell’era dell’intelligenza artificiale: la Festa dei Lavoratori 2026 di CGIL, CISL e UIL anche nei territori di Parma e Piacenza mette al centro il lavoro dignitoso. 

In una fase in cui il lavoro precario, sottopagato e insicuro rischia di radicarsi nel tessuto sociale, in cui i contratti pirata alimentano sfruttamento e nuove forme di schiavismo, e mentre l’intelligenza artificiale non è ancora governata da regole condivise e contrattate, i sindacati confederali ribadiscono l’urgenza di rimettere al centro il valore del lavoro.

Nuovi diritti e nuove tutele, valore della contrattazione, dignità delle persone, della qualità dell’occupazione, ruolo democratico delle relazioni industriali e della rappresentanza: sono queste le priorità da cui ripartire, insieme alla necessità di nuove politiche industriali e di investimenti capaci di generare sviluppo sostenibile e buona occupazione.

CGIL, CISL e UIL intendono rilanciare dalla piazza del primo maggio un appello forte a rimettere al centro il protagonismo del lavoro stabile, ben retribuito, contrattualizzato come leva essenziale di giustizia sociale e per governare in modo equo i cambiamenti in atto, generando coesione e crescita.

Primo maggio: iniziative nel territorio di Parma

 

Primo Maggio Parma

 A Parma il programma prevede il concentramento alle ore 9.30 in Barriera d’Azeglio, seguito alle 10.00 dal corteo con il corpo bandistico “G. Verdi” e la deposizione delle corone al Monumento al Partigiano e alla lapide ai Caduti. Alle ore 11.00 in piazza Garibaldi sono previsti i saluti istituzionali del Sindaco Michele Guerra e del Presidente della Provincia Alessandro Fadda, seguiti da un talk sul lavoro con Giuseppe D’Aulerio (FILT CGIL Parma), Marco Aliani (FP CISL Parma Piacenza) e Fabrizio Zappagvina (UIL Emilia-Romagna sede di Parma), in dialogo con la giornalista Simonetta Collini.

Primo Maggio - Borgo Val di Taro

 

Sul territorio parmense sono in programma altre due iniziative dedicate alla Festa dei Lavoratori.  A Borgo Val di Taro, alle ore 10, è previsto il concentramento dei partecipanti in piazzale Marconi (antistante Stazione Ferroviaria), da cui alle ore 10.30 partirà il corteo con la Banda cittadina, che si snoderà attraverso viale Martiri della Libertà, via Lungo Taro (parte destra), via Nazionale. Alle ore 11.15 in piazzetta La Quara l’Amministrazione Comunale conferirà gli attestati di Benemerenza al lavoro ad esponenti di una professione individuata, prima del momento conclusivo che vedrà i saluti di Sonia Cardinali, responsabile di zona CISL, la presentazione di Antonio Cuppone, segretario generale FENEAL UIL e il comizio di Paolo Spagnoli, coordinatore CGIL Valtaro Valceno. Saranno presenti i Sindaci dei Comuni di: Albareto, Bedonia, Tornolo e Compiano.

 

 

Primo Maggio Langhirano

A Langhirano appuntamento alle ore 10.00 in via XX settembre, per la Deposizione delle corone presso la Lapide ai Martiri dell’eccidio del 1911. Ore 10.30 in piazza Ferrari (davanti al Municipio), dopo i saluti del Sindaco di Langhirano Giordano Bricoli e di Vincenzo Vassetta, Segretario CGIL Collecchio Langhirano, l’orazione finale sarà tenuta da Danilo Pezzarossa, funzionario FAI CISL Parma Piacenza.

 

Primo maggio: iniziative nel territorio di Piacenza

 

Primo Maggio Piacenza

A Piacenza il programma si apre alle ore 8.30 con l’omaggio al monumento ai caduti sul lavoro in via Caduti sul Lavoro 27. Alle 9.30 in piazzale Genova è previsto il raduno e la formazione del corteo, accompagnato dalla Banda Ponchielli. Alle 10.30 in piazza Cavalli si svolgerà il momento centrale della giornata con “Parole, musica e pensieri sul lavoro”, accompagnato dal concerto dei Lovin’ Mushroom, a cura di CGIL, CISL e UIL. 

 

Primo Maggio Monticelli

 

 

Nel piacentino è in programma anche un’iniziativa a Monticelli d’Ongina. Qui la giornata si svolgerà a partire dalle ore 9.30 in piazza Matteotti con la formazione del corteo, accompagnato da musiche popolari e del lavoro eseguite dalla banda. Alle ore 10.00 prenderà il via la sfilata con omaggio ai caduti partigiani, ai caduti di tutte le guerre e ai caduti sul lavoro. Il momento conclusivo è previsto alle ore 11.00 nel giardino del Municipio, dove si terrà il comizio a nome di CGIL, CISL e UIL con l’intervento di Federico Ghillani.

FIT CISL avverte SETA: il 21 aprile va garantito ai lavoratori il diritto di esprimersi.

FIT CISL avverte SETA: il 21 aprile va garantito
ai lavoratori il diritto di esprimersi

Seta Fit Cisl

Il sindacato del trasporto e della logistica contesta le nuove penalizzazioni per i sinistri stradali introdotte nel Premio di Risultato. Dopo il no dell’azienda al referendum consultivo, scatta la diffida legale: “È diritto inalienabile dei lavoratori esprimersi su accordi che impattano sulla loro vita e dignità”

In SETA l’azienda di trasporto pubblico locale, le belle parole sul dialogo sociale sembrano aver lasciato il posto a un muro contro muro che preoccupa i lavoratori . Al centro della disputa c’è la modifica unilaterale dell’articolo 6 dell’accordo sul Premio di Risultato (PDR) 2024-2026, che introduce un sistema di decurtazioni economiche per gli autisti coinvolti in sinistri stradali, giudicato dalla FIT CISL punitivo e scollegato dalla realtà operativa.

Le ragioni della protesta

FIT CISL Emilia Romagna, supportata dallo studio legale dell’avvocato Giuseppe Fortino, ha inviato una formale diffida alla società. Il sindacato contesta la legittimità della modifica siglata il 12 febbraio scorso, ravvisando una violazione del C.C.N.L. di categoria che prevede una validità triennale per gli accordi di secondo livello. Ma la questione non è solo formale: è una questione di Responsabilità Sociale”, valore cardine della linea tracciata dalla Segretaria Nazionale CISL Daniela Fumarola. Gli autisti, infatti, operano in contesti di crescente stress e turni gravosi; l’introduzione di penalizzazioni già al primo sinistro viene percepita come un attacco alla dignità di chi garantisce ogni giorno la mobilità dei cittadini piacentini.

Il referendum negato

La scintilla che ha fatto divampare l’incendio è stata l’opposizione di SETA alla consultazione referendaria indetta dal sindacato per il prossimo 21 aprile. L’azienda ha tentato di delegittimare l’iniziativa, confondendo, secondo la FIT CISL, la validità formale dell’accordo con il diritto democratico dei lavoratori di esprimere un giudizio consultivo. In una nota, la Segreteria Regionale Fit Cisl ha respinto le posizioni di SETA, ribadendo che la consultazione non ha finalità sospensive, ma punta a dare voce a chi subisce le conseguenze dirette di queste scelte.

In questo scenario, la posizione della FIT CISL a Piacenza è netta. Salvatore Buono, Segretario della categoria sul territorio piacentino, ha lanciato un monito contro quello che definisce un tentativo di silenziare il dissenso interno:
“In SETA si teme il giudizio degli autisti e si prova a screditare la loro voce. Il verbale di modifica del PDR può essere anche formalmente efficace, ma i lavoratori hanno il diritto di essere ascoltati su una modifica che li colpisce direttamente e pesantemente; nessuno dovrebbe impedire un referendum consultivo perché teme il verdetto delle urne. SETA confonde la validità formale del verbale con il diritto dei lavoratori a esprimere un giudizio. Pertanto il 21 aprile noi saremo presenti e disponibili per far emergere l’opinione dei lavoratori, iscritti e simpatizzanti, in merito a questa tematica. “Non permetteremo a nessuno di mettere il bavaglio alla voce dei lavoratori iscritti e simpatizzanti!”

La FIT CISL ha già annunciato che, qualora l’azienda dovesse ostinarsi ad ostacolare lo svolgimento dell’attività sindacale o negare l’uso dei locali il 21 aprile, è pronta a ricorrere all’autorità giudiziaria ai sensi dell’art. 28 dello Statuto dei Lavoratori per condotta antisindacale. L’auspicio è che SETA torni sui propri passi, riconoscendo che la qualità del servizio del trasporto pubblico solido si costruisce con le multe, ma con il coinvolgimento attivo e il rispetto di chi, ogni giorno, sta “al volante” e passa la sua vita lavorativa su strade sempre più caotiche.

Seta Piacenza, Fit Cisl alza i toni: “Lavoratori sollecitati e poi puniti.

Seta Piacenza, Fit Cisl alza i toni:
“Lavoratori sollecitati e poi puniti.

Fit Cisl alza i toni: “Lavoratori sollecitati e poi puniti. Tra carenza di organico e rischi stradali, il servizio è messo in crisi dalle scelte aziendali”.

 

La Segreteria Territoriale della Fit Cisl di Piacenza lancia un grido d’allarme sulla gestione del personale in Seta.

Le ultime decisioni aziendali, avvallate da tutte le altre sigle sindacali, che modificano il Premio di Risultato (PDR) penalizzando i lavoratori in base ai sinistri stradali, rappresentano l’ennesimo schiaffo a una categoria già stremata.

“Siamo di fronte a un paradosso inaccettabile,” attacca Salvatore Buono Fit-Cisl. “Oggi nessuno vuole più fare l’autista: le responsabilità sono enormi, i turni logoranti e le paghe basse rispetto al costo della vita. Risultato? I pochi autisti rimasti in servizio sono costretti a turni particolarmente duri per garantire il trasporto pubblico e il diritto alla mobilità ai cittadini di Piacenza. Eppure, l’azienda invece di ringraziarli cosa fa? Decide di punirli se fanno un piccolo sinistro”.

Secondo il sindacato, il nesso è matematico: chi lavora di più ed è più stanco ha, fisiologicamente, una probabilità più alta di incorrere in un incidente. “Punire chi lavora per tappare i buchi dell’organico significa colpire proprio quei lavoratori che, con spirito di sacrificio, permettono ai bus di uscire dal deposito. È un sistema che non premia la produttività, ma sanziona la stanchezza derivante dal troppo lavoro che è divenuto necessario”.

La situazione è aggravata da un contesto operativo giudicato “impossibile” dalla Fit Cisl. I tempi di percorrenza delle tratte urbane ed extraurbane non sono stati adeguati a un traffico aumentato esponenzialmente e al dilagante malcostume della sosta selvaggia.
“A Piacenza pretendiamo che autobus da 12 metri circolino in vicoli del centro storico nati per le carrozze, schivando auto in doppia fila e rispettando tabelle orarie allucinanti. È una missione impossibile.

Se a questo aggiungiamo che i giovani dell’Academy, pur con tutta la buona volontà, sono autisti in formazione che necessitano di tempo per acquisire esperienza, è chiaro che qualche piccolo urto sia inevitabile. Penalizzare economicamente, in questo modo così eccessivo, un neofita o un veterano stanco, significa non avere alcun rispetto per la realtà della strada”.


Il rischio, avverte il sindacato, è la fuga di massa. “Se Seta continuerà con questa politica punitiva, anche i pochi professionisti rimasti si guarderanno intorno e cercheranno lavoro altrove, dove le responsabilità sono minori e la serenità è garantita. Se gli autisti se ne vanno, l’azienda non potrà più garantire il servizio pubblico: Seta, in alte parole, sta segando il ramo su cui è seduta”.


Fit Cisl chiede una revisione totale dei criteri del PDR, l’adeguamento dei tempi di percorrenza e una riflessione seria sulla dimensione dei mezzi nel centro storico e comunque indirà un referendum sulle modifiche alle penalizzazioni introdotte nel PDR per capire cosa ne pensano i lavoratori. “Non accetteremo che si facciano addirittura utili sulla pelle e sulla salute dei lavoratori. La sicurezza si fa con i mezzi adeguati e il riposo, non penalizzando i propri dipendenti”, conclude Salvatore Buono.

 

Montale, un lavoratore non torna a casa. FIT CISL: «Avevamo già sollecitato adeguamenti della viabilità per chi opera nella logistica»

Montale, un lavoratore non torna a casa.
FIT CISL: «Avevamo già sollecitato adeguamenti
della viabilità per chi opera nella logistica»

Buono (FIT CISL Piacenza): “Quel problema era noto. Le nostre segnalazioni ad Amministrazione e RFI sono rimaste in standby. Servono subito bus, piste ciclabili e sicurezza vera per chi lavora nel polo”

«Vogliamo esprimere le condoglianze ai familiari di chi non è rientrato dal lavoro».
Inizia così la dichiarazione di Salvatore Buono, Segretario territoriale della FIT CISL di Piacenza, sulla morte dell’uomo travolto ieri mattina da un treno regionale sui binari di Montale mentre si recava in servizio. Alla sua famiglia, ovunque essa si trovi, la FIT CISL esprime cordoglio profondo e vicinanza sincera.
Quello che rende questo incidente insopportabile non è solo il dolore. È il dubbio che fosse evitabile. Che quel problema era conosciuto. Che non si tratta di una scoperta di ieri mattina.
«Come FIT CISL avevamo già segnalato in passato, sia all’Amministrazione Comunale che a RFI-Rete Ferroviaria Italiana, i problemi di sicurezza legati agli attraversamenti impropri in quella zona — afferma Buono —. Avevamo chiesto come impedire che i lavoratori continuassero ad attraversare i binari, perché lì c’è il polo logistico, e alcuni, per non fare tutto il giro, scelgono quella scorciatoia. Si sapeva. Eppure quel punto è rimasto così com’era, fino all’incidente, che comunque va chiarito”.

La “seconda Piacenza” quasi abbandonata a se stessa

Esiste una Piacenza che si vede: quella dei palazzi, delle piazze, dei servizi urbani. Ed esiste una seconda Piacenza, quella dei capannoni di Montale, della Caorsana, dove ogni giorno migliaia di lavoratrici e lavoratori arrivano con qualsiasi mezzo disponibile, spesso prima dell’alba, spesso senza alternative.
«Il nostro polo logistico è ancora oggi carente di collegamenti con il servizio pubblico locale — denuncia Buono —. Non è accettabile che in un’area dove lavorano migliaia di persone, centinaia di questi lavoratori non abbiano un veicolo proprio e debbano arrangiarsi. Vanno in bici, vanno col monopattino, vanno con la bici elettrica. E dove vanno? Sulla Via Emilia, che è una strada pericolosa, dove le piste ciclopedonali non esistono o sono incomplete. Così finisce che qualcuno, per sbaglio, per fretta, per la disperazione di voler salvare il proprio mezzo, finisce per compiere azioni che potevano essere evitate — come attraversare i binari, a prezzo della vita».

Senza trasporto pubblico, si cammina sui binari.

Il nodo centrale è uno solo: se il trasporto pubblico locale fosse efficace ed efficiente per raggiungere il polo logistico, molti lavoratori lo userebbero. Invece non c’è. E chi non ha l’auto — e sono tanti — deve inventarsi ogni giorno come arrivare al turno.
Ai problemi di viabilità ciclabile si sommano quelli della micromobilità elettrica: bici a pedalata assistita, monopattini, scooter. Mezzi sempre più diffusi tra chi lavora nel polo, economici e veloci, ma che senza infrastrutture dedicate diventano armi a doppio taglio: se manca la ciclabile, si finisce sulla strada statale o peggio, su sentieri non sorvegliati a ridosso dei binari.

«La nostra non è solo una denuncia — precisa Buono —. È una richiesta precisa, che rinnova impegni che ci siamo già presi in passato e che ora devono diventare fatti: vogliamo che il Comune, RFI e le imprese committenti del polo si siedano a un tavolo e trovino soluzioni concrete».


La FIT CISL di Piacenza propone: 

Collegamento bus dedicato. Un servizio di trasporto pubblico locale specificamente pensato per i lavoratori del polo, con corse nelle fasce orarie in base ai vari turni di lavoro.

Rete ciclabile e ciclopedonale sicura. Un percorso protetto, illuminato e continuo che colleghi il centro città e i quartieri residenziali alle porte d’accesso del polo, eliminando la necessità di passare sulla Via Emilia o attraverso punti non sicuri.

Messa in sicurezza immediata degli attraversamenti. RFI e il Comune devono intervenire su tutti i punti critici già segnalati — e in primis su quello di via Martelli — con recinzioni adeguate e, contestualmente, con accessi alternativi sicuri che rispettino i percorsi reali dei lavoratori.

 

First CISL Parma Piacenza, donati 2000 euro all’Hospice di Piacenza

First CISL, Donati 2000 euro
all'Hospice di Piacenza

Hospice di Piacenza

La segreteria di First CISL Parma Piacenza, insieme al referente di zona, ha consegnato alla “Casa di Iris” l’assegno destinato alle finalità dell’Hospice.

 

«È il donatore ad essere grato»
Non è una semplice formula di cortesia. È la riflessione nata all’interno del sindacato quando è stata decisa la donazione: più si pensa a ciò che l’Hospice fa ogni giorno — accompagnare con dignità e cura chi si avvicina alla fine della vita — più ci si convince che il privilegio, in fondo, é del donatore. Quello di poter contribuire, anche solo in parte, a tenere accesa una luce così necessaria.

È con questo spirito che ieri, lunedì 30 marzo, l’intera segreteria (composta dal Segretario Generale Cosimo Vaglio, Emilia Pallavicini e Deciomaria Bentivoglio), insieme al referente di zona Giorgio Camoni, si è presentata all’Hospice di Piacenza. Nelle mani della dottoressa Giovanna Albini è stato consegnato l’assegno da duemila euro: la “charity” annuale del sindacato, scelto quest’anno per onorare un luogo dove la centralità della persona non è uno slogan, ma una pratica quotidiana.

Un sindacato che non si ferma alla busta paga
La First CISL — il sindacato dei lavoratori del credito, delle assicurazioni e della finanza aderente alla CISL — non è nuova a questo tipo di impegno. Ma la visita alla Casa di Iris racconta qualcosa di più profondo di una donazione: riflette un’idea di sindacato che non esaurisce il proprio mandato nella contrattazione, per quanto fondamentale, ma che si interroga sul senso pieno della centralità della persona.

«Essere qui, tutti insieme, non è un caso», ha spiegato il Segretario Generale Cosimo Vaglio. «La Casa di Iris fa qualcosa che noi sindacalisti conosciamo bene: stare accanto alle persone nei momenti più difficili. È un compito di cura, di dignità. E noi volevamo essere presenti, non solo con un assegno».

“Abbiamo scelto la Casa di Iris perché è un presidio di umanità nel cuore di Piacenza – sottolinea la componente piacentina di segreteria Emilia Pallavicini – L’Hospice piacentino rappresenta uno di quei presidi di welfare territoriale che la CISL difende con convinzione: strutture che non si limitano a curare, ma che accompagnano, costruendo attorno al paziente e alla sua famiglia una rete di relazioni e di significato.”

La dottoressa Giovanna Albini, nel ricevere il contributo, ha saputo raccogliere con grazia il senso più profondo del momento: la consapevolezza che mettersi al servizio è la cosa che più conta.

«Portare qui la donazione del nostro sindacato», ha aggiunto il referente Giorgio Camoni, «è un modo per dire ai nostri iscritti che le quote che versano sono un valore che serve anche a costruire comunità.»

La Contrattazione di Genere di Oggi – Convegno Cisl a Piacenza

La contrattazione di genere oggi:
Convegno Cisl a Piacenza

Convegno Cisl

Parità di genere, non un «gentile omaggio» ma pilastro di una nuova società ed economia

Al convegno presso «La Volta del Vescovo» l’analisi del sindacato: «Dalla conciliazione alla condivisione, il talento femminile vale quasi il 10% del PIL: va liberato con la contrattazione e la partecipazione».

PIACENZA – Non è stato un semplice seminario di studi ma un vero e proprio «incubatore di idee» per incidere sulle regole del mercato del lavoro locale. Si è svolto oggi, nella cornice della sala meeting de “La Volta del Vescovo”, il convegno “Contrattare la parità di genere: oltre la conciliazione, verso una reale equità”, organizzato dalla CISL Parma Piacenza e dal suo Coordinamento femminile e politiche di genere. Un evento che ha segnato un punto di svolta nel dibattito sindacale territoriale, recependo le linee guida del recente XX Congresso Nazionale CISL e traducendole in azioni concrete per il tessuto produttivo piacentino e parmense. Un evento partecipato, con una sala gremita da oltre cento persone.

Il peso del gap: numeri che interrogano il territorio

I lavori, aperti da Michele Vaghini, Segretario generale CISL Parma Piacenza, con l’intervento di Liliana Tessaroli (Agenzia Regionale per il Lavoro), hanno subito evidenziato come l’occupazione femminile a Piacenza e Parma debba ancora fare i conti con asimmetrie profonde. Dati confermati da Nunzio Fabio Scuto (INPS Parma), che ha illustrato il volto amaro del gender pay gap: retribuzioni più basse che si riflettono, inevitabilmente, in futuri trattamenti previdenziali, penalizzanti per le lavoratrici.

Vaghini, nel suo saluto iniziale, ha tracciato il percorso operativo partendo dal miglioramento del welfare (asili aziendali, flessibilità oraria in ingresso ed uscita, smart working, voucher baby sitting, etc), attraverso la contrattazione aziendale e sociale. Per essere vera, la parità deve essere “partecipata”, con le donne che in misura uguale a ciò che avviene per gli uomini, diventino protagoniste dei processi decisionali aziendali, in pieno spirito con l’articolo 46 della Costituzione. L’uomo non può chiamarsi fuori da questa discussione. Serve una rivoluzione culturale».

«Dobbiamo modificare la prospettiva – ha dichiarato a margine Elisabetta Oppici, componente della Segreteria CISL Parma Piacenza – la parità non è una concessione ma un pilastro dell’economia. I dati sono inequivocabili: escludere il talento femminile costa all’Italia una perdita di ricchezza pari a circa il 9% del PIL. Agire su questo fronte significa far crescere l’intero sistema produttivo dei nostri territori, oltre che cambiare la vita famigliare e personale di ciascuna donna».

Dalla “conciliazione” alla “condivisione”

Il cuore della proposta CISL risiede nel superamento del concetto di “conciliazione”, spesso inteso come un problema esclusivamente femminile. Il cambiamento prospettato da Elisabetta Oppici è netto: «Dobbiamo smettere di chiedere alle donne come facciano a gestire tutto. La sfida è riorganizzare il lavoro affinché la cura della famiglia sia una responsabilità di tutti, non un ostacolo alla carriera che grava quasi totalmente sulle spalle delle donne».

In questa direzione, la contrattazione di secondo livello – pilastro della visione riformista della CISL – diventa lo strumento principe. Come sottolineato dalla ricercatrice Chiara Altilio (ADAPT), è nei contratti aziendali che si vince la sfida dell’equità, superando la cultura della «presenza fisica costante», a favore di criteri di promozione basati sui risultati e su una formazione vera dopo i congedi. La relatrice ha presentato diversi casi virtuosi già in essere.

Un Patto Sociale per il futuro

L’intervento di Livia Ricciardi (CISL Nazionale) sulla Certificazione di Genere, una procedura non priva di criticità, ha mostrato come l’equità sia anche un’opportunità per la competitività delle imprese, tema ripreso nella tavola rotonda con le associazioni datoriali, a cui hanno partecipato Mariangela Spezia, per Confindustria Piacenza, e Cristiana Crenna per CNA, oltre ad Antonietta Serri (Lega Coop). Una tavola rotonda moderata da due componenti del Coordinamento femminile e politiche di genere della Cisl territoriale, Barbara Troise Rioda e Alessandra Panci.

Le conclusioni di Orietta Ruccolo, Segretaria Regionale CISL Emilia-Romagna, hanno ribadito la necessità di un «Patto di valore» tra aziende e sindacato. Non bastano i “ritagli di tempo”: servono infrastrutture sociali di qualità, come asili e servizi efficienti, che garantiscano lavoro dignitoso e permettano una reale distribuzione dei carichi di cura.

La CISL territoriale esce dal convegno con un mandato chiaro: trasformare le statistiche in diritti reali e buste paga più pesanti. La via è quella di un «umanesimo del lavoro» che non lasci mai indietro le donne, abbattendo quegli stereotipi che rendono ancora oggi il loro percorso professionale inutilmente faticoso.

 

Convegno Cisl

ANTEAS Piacenza si rinnova: Linari confermato presidente, la solidarietà si fa territorio

ANTEAS Piacenza si rinnova:
Linari confermato presidente, la solidarietà si fa territorio

ANTEAS Piacenza

Dall’assemblea dell’associazione più radicamento nel quartiere Farnesiana e la proiezione verso nuovi volontari. Il 5 per mille: uno strumento semplice per sostenere le azioni per gli anziani in difficoltà

 

 

Si è svolta nei giorni scorsi l’Assemblea congressuale di ANTEAS Piacenza — l’Associazione Nazionale Tutte le Età Attive per la Solidarietà, emanazione della CISL — che ha eletto il nuovo Direttivo e confermato Adriano Linari alla presidenza. Un segnale di continuità e fiducia in chi, negli ultimi anni, si è impegnato a trasformare la vicinanza agli anziani e ai fragili da semplice volontariato in un vero e proprio presidio di welfare di prossimità sul territorio piacentino.

L’assemblea ha fatto il punto sulle attività realizzate nel corso del 2025, un anno segnato da impegni concreti su più fronti. ANTEAS Piacenza ha operato sul piano della solidarietà sociale, intervenendo in situazioni di disagio con un approccio diretto e personale. Ma non solo: l’associazione ha promosso iniziative culturali — diverse le visite — convinta che l’attenzione a sè stessi e agli altri passi anche attraverso la stimolazione intellettuale e la partecipazione alla vita della comunità.

Tra i progetti di maggiore impatto, spicca la realizzazione di “La Bolla”, una stanza multisensoriale allestita in occasione del 90° anniversario della Casa di Riposo Giuseppe Gasparini di Pieve Dugliara Rivergaro. Un ambiente pensato per migliorare la vivibilità dei degenti attraverso stimoli visivi, sonori e tattici: un’idea semplice quanto preziosa, che mette al centro la dignità e il benessere della persona, anche quando le parole non bastano più da sole a comunicare.

Sul fronte della presenza nel territorio urbano, l’assemblea ha evidenziato i frutti della collaborazione con “La Giara”, il centro Caritas parrocchiale, che ha consentito ad ANTEAS di radicarsi nel quartiere della Farnesiana, dove ha trovato anche la sua nuova sede sociale, in via Farnesiana 106/a. Un quartiere popoloso dove la presenza di un’associazione che porta ascolto e aiuta nell’accesso ai servizi fa la differenza nella quotidianità delle famiglie.

Tra i temi all’ordine del giorno, il Congresso ha rilanciato con forza l’importanza del Trasporto Sociale: accompagnare anziani e persone non autosufficienti a visite mediche, esami diagnostici o semplicemente a fare la spesa è un atto che riduce l’isolamento e alleggerisce il carico sulle famiglie. Un servizio che, però, ha bisogno di gambe nuove: l’assemblea ha quindi lanciato un appello per il reclutamento di nuovi volontari, un bisogno che si fa ancora più sentito con il progressivo invecchiamento della popolazione piacentina.

In vista della campagna fiscale di primavera, ANTEAS ricorda ai cittadini una possibilità e a costo zero: destinare il 5 per mille dell’IRPEF all’associazione. Non costa nulla al contribuente — la quota verrebbe comunque trattenuta — ma può fare molto: quelle risorse permettono ad ANTEAS di ampliare i propri servizi, formare nuovi volontari e mantenere attivi i progetti sul territorio.

In un momento in cui il sistema di welfare pubblico mostra le sue fragilità, la realtà di ANTEAS rappresenta una risposta concreta al principio di sussidiarietà che la CISL ha sempre difeso: non lo Stato al posto della persona, ma la comunità che si organizza per prendersi cura dei suoi membri più fragili. Il tutto con uno spirito laico, plurale e aperto a tutti, a prescindere dall’età o dalla provenienza.

Chi volesse avvicinarsi ad ANTEAS Piacenza — come volontario o per richiedere i servizi — può contattare la sede di via Farnesiana 106/a, telefono 0523 590751, email fnpcortesi@libero.it.