Parma, oltre 700 dimissioni nel 2025:
giovani e donne guidano il cambiamento del lavoro
“Con la presente, comunico la mia decisione di rassegnare le dimissioni volontarie dal mio incarico”: è questa la formula che viene scritta alle aziende quando si rinuncia al posto di lavoro: ma cosa si nasconde dietro questa scelta? Una decisione strategica? Una scelta libera o un’esigenza forzata da condizioni esterne? Nel 2025 sono state circa 700 le dimissioni volontarie registrate presso il servizio dedicato della Cisl a Parma e provincia. Un dato che conferma come anche a livello territoriale sia in atto una trasformazione profonda nel rapporto tra persone e lavoro.
A lasciare il posto sono soprattutto giovani e donne, due categorie che più di altre stanno mettendo in discussione modelli occupazionali ormai non più sostenibili: “Non siamo di fronte a una fuga dal lavoro, ma una fuga da lavori che non garantiscono dignità, stabilità e prospettive” sottolinea Angela Calò segretaria generale aggiunta Cisl Parma Piacenza.
Le dimissioni non rappresentano un rifiuto al lavoro, ma una richiesta sempre più esplicita di qualità e tra le principali motivazioni ci sono salari insufficienti, precarietà contrattuale, scarse opportunità di crescita ed organizzazione del lavoro poco flessibile: “I giovani non chiedono meno lavoro, chiedono lavoro migliore. Chiedono di essere valorizzati, formati e messi nelle condizioni di costruire un futuro – evidenzia Calò – mentre per le donne le dimissioni volontarie rappresentano spesso un scelta obbligata, legata alla difficoltà di conciliare tempi di vita e di lavoro che diventa incompatibile con la vita familiare. Senza servizi adeguati e senza una vera flessibilità organizzativa, le dimissioni diventano una necessità.”
Il numero delle rinunce al proprio impiego rappresenta un segnale che interroga il territorio, un indicatore forte per il sistema economico e sociale. “Settecento dimissioni non sono un dato, sono un messaggio chiaro alle imprese e alle istituzioni: la qualità del lavoro è oggi la vera priorità – spiega la dirigente CISL – perchè il rischio è quello di un progressivo disallineamento tra domanda e offerte di lavoro, con imprese in difficoltà nel reperire personale e lavoratori sempre più distanti dal mercato.” La sfida da vincere è quindi rendere il lavoro attrattivo e per invertire la tendenza serve un cambio di passo deciso: “Oltre a garantire salari adeguati e stabilità, bisogna impegnarsi sulla formazione continua, attivare modelli organizzativi più inclusivi ed implementare politiche di conciliazione efficaci, soprattutto per giovani e donne. Questo – conclude Calò – significa investire sulla qualità, sulla partecipazione e sul rispetto delle persone”.




