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Primo Maggio per il Lavoro Dignitoso nell’era dell’Intelligenza Artificiale

Primo Maggio per il Lavoro Dignitoso
nell’era dell’Intelligenza Artificiale

Primo Maggio Cisl Parma Piacenza

Quest’anno il Primo Maggio dovrà essere innanzitutto una giornata di consapevolezza.


Oggi, nell’era dell’intelligenza artificiale, il tema del lavoro dignitoso è più centrale che mai.


La trasformazione tecnologica sta cambiando profondamente il lavoro: offre opportunità ma porta con sé anche rischi concreti come ulteriori disuguaglianze e perdita di diritti e occupazione.


Il lavoro non va mai considerato una merce ma il fondamento della dignità della persona.


Per questo, anche nel mondo digitale, deve garantire sicurezza, giusta retribuzione, tutele e qualità della vita.


Non potremo mai condividere ed accettare che algoritmi e piattaforme digitali creino nuove forme di sfruttamento o rendano invisibili i diritti dei lavoratori.


È fondamentale affermare la trasparenza nell’uso degli algoritmi, il diritto alla formazione continua delle lavoratrici e dei lavoratori e una vera protezione sociale adeguata per tutte le persone occupate nel mercato del lavoro. L’innovazione dev’ essere governata, non subita.


Allo stesso tempo, l’aumento della produttività, reso possibile dall’ingresso dell”intelligenza artificiale, impone una riflessione sulla redistribuzione: riduzione dell’orario di lavoro, salari equi e contrasto alle disuguaglianze dovranno essere al centro dell’agenda sociale della politica e del sindacato.


Anche la salute e la sicurezza cambiano forma: allo stress e alla pressione digitale, si devono rispondere con nuovi diritti, come per esempio quello alla disconnessione.


Il sindacato in questo contesto ha un ruolo decisivo: rappresentare, innovare e difendere la dignità del lavoro ogni giorno.


Senza partecipazione e contrattazione, non ci potrà mai essere giustizia sociale.


In questo Primo Maggio pertanto, lo ribadiamo con forza: l’intelligenza artificiale deve essere al servizio delle persone e non il contrario!


Il lavoro dignitoso è un diritto universale e il suo futuro dipende dalle scelte che sapremo fare oggi.

 

Michele Vaghini, Segretario Generale Cisl Parma Piacenza

Buona Pasqua da Cisl Parma Piacenza

Buona Pasqua da Cisl Parma Piacenza

In questa Pasqua il pensiero va a tutte le lavoratrici e ai lavoratori che ogni giorno tengono in piedi il Paese con impegno e dignità.

Va a chi è in cerca di un lavoro stabile e giustamente retribuito senza essere obbligato a cercarlo all’estero.

Va alle famiglie che hanno a che fare con un bilancio domestico da far quadrare.

Va ai pensionati e ai nonni che supportano con il loro impegno e la loro azione i figli e i nipoti.

Va ai malati, ai disoccupati, a chi ha perso la forza di reagire, arrivando in prossimità del baratro.

La Pasqua è tempo di rinascita.

Una rinascita che porti più equità, più sicurezza sul lavoro, sempre e senza compromessi. Più rispetto per ogni persona, in ogni luogo di lavoro, perché non c’è vera festa senza giustizia sociale e non c’è futuro senza solidarietà.

Dobbiamo partire da un lavoro più giusto.

Con la forza della partecipazione e con la determinazione di chi non smette di rivendicare sempre contrattazione e diritti.
Che questa Pasqua porti  speranza concreta, non solo parole.
Che cessi il fuoco delle armi, perché la vita è il primo bene universale.
Buona Pasqua a tutti voi.

Michele Vaghini – Segretario Generale Cisl Parma Piacenza

Dichiarazione dei redditi 2026 – Cisl Parma Piacenza il tuo punto di riferimento per il 730

Dichiarazione dei redditi 2026 -
Cisl Parma Piacenza il tuo punto di riferimento per il 730

Dichiarazione dei redditi 2026 - Cisl Parma Piacenza il tuo punto di riferimento per il 730

Care cittadine e cari cittadini,

siamo arrivati all’avvio della campagna per le dichiarazioni dei redditi, un momento che rappresenta non solo una tappa importante del nostro lavoro annuale ma anche un’occasione per ribadire il valore del nostro impegno quotidiano al servizio delle persone.

Ogni anno affrontiamo la campagna fiscale con la consapevolezza che non si tratta semplicemente di adempiere a un obbligo normativo ma di svolgere una funzione essenziale di assistenza, tutela e orientamento. 

Dietro ogni dichiarazione c’è una persona, una famiglia, una storia fatta di lavoro, sacrifici, aspettative e talvolta anche difficoltà. Il nostro compito è quello di accogliervi con competenza, rispetto e attenzione, offrendo un servizio che sia non solo corretto dal punto di vista tecnico ma anche umano e accessibile.

In un contesto in continua evoluzione, in cui le normative fiscali cambiano con frequenza e richiedono aggiornamenti costanti, anche quest’anno abbiamo puntato sulla formazione del nostro personale che diventa sempre più centrale. Questo percorso non è stato soltanto un’occasione di apprendimento individuale ma è diventato uno spazio di confronto collettivo perché il nostro lavoro si fonda sulla collaborazione di sostenersi reciprocamente per costruire un gruppo di lavoro sempre più preparato e consapevole del proprio ruolo.

Sappiamo bene che le settimane che ci attendono saranno impegnative. La campagna fiscale porta con sé carichi di lavoro intensi, scadenze serrate e la necessità di gestire con precisione una grande quantità di pratiche ma allo stesso tempo, è importante mantenere uno sguardo attento al significato più profondo del nostro lavoro. Ogni dichiarazione compilata correttamente, rappresenta per noi un diritto garantito, un errore evitato, una tutela concreta per chi si rivolgerà presso i nostri uffici. 

Il nostro ruolo, quindi, va oltre l’aspetto tecnico: siamo un punto di riferimento per molti di voi, spesso l’interfaccia più immediata tra il cittadino e un sistema complesso. 

Vi invito pertanto, come ogni anno, a rivolgervi presso le nostre sedi nel caso abbiate bisogno di supporto per la vostra dichiarazione perché sono certo che rimarrete soddisfatti di ciò che troverete.

 

Il segretario generale Cisl Parma Piacenza



Curarsi in montagna: la sfida della sanità nelle valli piacentine

Curarsi in montagna:
la sfida della sanità nelle valli piacentine

Sanità Piacenza

Il diritto alla salute dovrebbe riguardare l’intera comunità ma per chi vive nelle zone più estreme dei Colli Piacentini, la distanza dai centri di cura è diventata una barriera fisica, rendendo così l’accesso alla sanità una sfida.

 
“Carenza di personale, sua scarsa valorizzazione e retribuzioni spesso non proporzionate alle responsabilità, sono solo alcuni dei grandi problemi da affrontare che tocca tutto il sistema sanitario. Aver sottoscritto a livello regionale l’Agenda Sanità è l’inizio di un percorso per migliorare la qualità del lavoro e garantire l’accesso alle cure in modo omogeneo in tutta la regione. Riguardo poi al tema di chi vive nei territori montani, invertire la rotta è possibile – afferma Michele Vaghini Segretario Generale Cisl territoriale – se si guarda anche a modelli che in Europa hanno trasformato le difficoltà della conformazione geografica in un laboratorio d’ innovazione sociale sociosanitaria. In Spagna, per esempio, in diverse regioni rurali, sono presenti reti regionali di telemedicina che prevedono punti di “telediagnosi”, dove i cittadini possono effettuare esami come elettrocardiogrammi, spirometrie o retinografie direttamente nel centro sanitario locale. I dati vengono inviati in tempo reale agli ospedali centrali, dove gli specialisti refertano a distanza. Questo approccio, vicino al cittadino, riduce sensibilmente i trasferimenti verso i grandi ospedali, facilita la diagnosi precoce e migliora la gestione delle cronicità, un aspetto vitale per una popolazione come quella piacentina, caratterizzata da un alto numero di anziani specie nelle zone collinari. Inoltre, ridurre i viaggi verso il capoluogo migliora l’adesione terapeutica dei pazienti fragili e abbatte i costi ambientali”.


Il territorio piacentino non parte da zero. Le Case della Comunità devono diventare veri hub, dove l’infermiere di comunità – figura per esempio già sperimentata dalla AUSL a Morfasso e Vernasca – oltre a recarsi al domicilio, per effettuare una valutazione dei bisogni sanitari e sociali, crea collegamento nella rete sociosanitaria, in modo che i bisogni vengano presi in carico attraverso azioni proattive di sanità preventiva e anticipatoria.


“La sfida sta nel rendere strutturali queste esperienze. Nei piani strategici locali – prosegue Vaghini – oltre alla necessità d’individuare misure contro lo spopolamento, come categoria dei pensionati avevamo presentato Progetto Appennino e come sindacato avevamo promosso il documento “Verso la Piacenza del futuro” dove già suggerimmo come ipotesi, l’idea di punti di telemedicina nei piccoli esercizi commerciali o in centri di aggregazione per consulti a distanza e monitoraggio di parametri vitali, collegati con i servizi AUSL. Potrebbero funzionare su appuntamento in orari fissi settimanali, con l’assistenza di un operatore per aiutare le persone a poco agio col digitale. Ovviamente formazione del personale e incentivi sono aspetti cruciali di questa progettualità”.


Per attuare un’innovazione così strutturale, la Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria dovrebbe riuscire ad esercitare un ruolo sempre più incisivo e politico, diventando un vero motore della pianificazione strategica per garantire una maggior equità territoriale.

 
“È attraverso la CTSS che i sindaci delle aree montane, possono pretendere che siano affrontati i peculiari bisogni sanitari dei propri cittadini, stimolando il dibattito con l’ AUSL per ottenere investimenti basilari in telemedicina e tamponando nel mentre la situazione con soluzioni flessibili, come per esempio le unità mobili mediche per screening itineranti nei paesi più lontani. Per la tipologia di cittadinanza che abbiamo – conclude Vaghini – l’offerta sanitaria nelle aree interne, richiede una progettualità riferita alle “Terre Alte” condivisa da stakeholder, parti sociali e Istituzioni. Serve pensare in modo condiviso a una programmazione attenta dei servizi per rendere i territori montani attrattivi, a delle leve incentivanti per tutti i professionisti coinvolti nella rete d’erogazione dei servizi sociosanitari e valutare piani per la digitalizzazione e la capillarità d’una rete internet performante che permetta alla telemedicina di funzionare in modo efficiente. Solo integrando assistenza sanitaria, supporto sociale e tecnologie digitali potremo garantire che vivere in territori montani sia una scelta di qualità e non una rinuncia ai diritti fondamentali. Risulta infine necessario coinvolgere le comunità locali con modelli di welfare innovativi e partecipativi, in cui contribuiscano a organizzare servizi di assistenza di base, promuovano attività preventive e sviluppino reti di mutuo aiuto, costituendo laboratori locali d’innovazione sociale e sanitaria anche per orientare le persone all’accessibilità dei servizi del territorio e contrastare il loro isolamento”.

AI e automazione, proteggere i diritti dei lavoratori è una priorità normativa

AI e automazione:
proteggere i diritti dei lavoratori è una priorità normativa

AI e automazione

Da tempo come CISL stiamo dicendo che l’ingresso degli automi e dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro è una questione complessa che solleva numerosi dilemmi legali, morali e sociali.

 
A fronte della recente sentenza del Tribunale di Roma che ha legittimato il licenziamento di un lavoratore sostituito dall’ AI, diventa ormai improrogabile adattare la normativa vigente per proteggere i lavoratori e garantire che l’automazione non porti a disoccupazione di massa o a condizioni di lavoro inique.
È un fatto di responsabilità, etica e trasparenza.


Va regolamentato come e in che modo, le aziende possano sostituire i lavoratori con macchine, prevedendo periodi di transizione e incentivi per la riqualificazione e va chiarito chi è responsabile nel caso in cui un’automazione causi danni o errori. Questo include la responsabilità legale delle aziende che la sviluppano e la implementano.


Vanno protetti i diritti dei lavoratori rispetto all’occupazione, alla tutela della privacy e alla possibilità di sviluppare nuove competenze attraverso la riqualificazione professionale, incentivando la formazione continua, il riadattamento delle competenze dei lavoratori e la creazione di programmi di supporto per coloro che rischiano di perdere il posto di lavoro a causa dell’automazione. E servono Leggi per monitorare e ridurre l’impatto negativo che la tecnologia potrebbe avere sulle condizioni di lavoro, come la sorveglianza costante o il rischio di alienazione.


È fondamentale poi sviluppare leggi che impediscano che gli algoritmi utilizzati nelle decisioni aziendali creino discriminazioni o pregiudizi nei confronti di categorie protette.


L’aspetto positivo è che l’automazione potrebbe portare alla nascita di nuovi tipi di lavoro che non esistono ancora ma che richiedono nuove normative, come nei casi in cui l’uomo controlla o integra il lavoro delle macchine. Con l’automazione che potrebbe ridurre la necessità di lavoro in presenza, la creazione di maggiori normative per tutelare il lavoro remoto e online diventa cruciale, specialmente in settori in cui l’automazione non può sostituire completamente il lavoro umano.


Va posto poi il problema della tassazione e della redistribuzione della ricchezza. Gli automi infatti, non consumano, non pagano tasse e non pagano contributi, pertanto l’automazione potrebbe aumentare la disparità economica se i benefici restano concentrati nelle mani di poche grandi aziende.


Proprio per questo diventa necessario che le normative si evolvano in modo coordinato a livello internazionale. Ad esempio, la creazione di trattati internazionali che regolano l’automazione potrebbe impedire che alcune nazioni approfittino di regolamenti più permissivi per attrarre investimenti tecnologici a scapito dei diritti dei lavoratori.
Serve infine, un monitoraggio e un adeguamento continuo, perchè le tecnologie evolvono rapidamente.


L’entrata degli automi nel mondo del lavoro non è solo una questione tecnica ma anche una sfida socioeconomica e politica. Le normative dovranno bilanciare l’innovazione tecnologica con la protezione dei diritti dei lavoratori e garantire che l’automazione venga utilizzata in modo tale che i benefici siano distribuiti equamente nella società”.

Michele Vaghini, Segretario Generale Cisl Parma Piacenza

 

Transizione del lavoro in Italia, Vaghini (Cisl): “Formazione e servizi per gestire il cambiamento”

Transizione del lavoro in Italia, Vaghini (Cisl):
“Formazione e servizi per gestire il cambiamento”

Transizione Lavoro

Addio compiti ripetitivi: entro il 2030 il lavoro sarà “su misura”. Vaghini (Cisl): «Formazione e nuovi servizi per governare la transizione».

Il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum colloca l’Italia tra le economie avanzate chiamate ad affrontare una trasformazione profonda del lavoro nel quinquennio (2025-2029). Al centro del cambiamento vi è la diffusione dell’intelligenza artificiale, insieme alla digitalizzazione dei processi produttivi e alla transizione ambientale.

Nel periodo considerato, il mercato del lavoro italiano non è descritto come destinato a una riduzione complessiva dell’occupazione. Il report evidenzia, a livello europeo, una dinamica con nuove occupazioni che emergeranno mentre altre si ridurranno. Il cambiamento riguarda una quota rilevante delle mansioni oggi svolte più che il numero totale degli occupati.  Quasi un quarto dei posti di lavoro cambierà natura o sarà sostituito da nuovi ruoli entro la fine del 2029.

L’intelligenza artificiale rappresenta uno dei principali fattori di trasformazione, con le imprese italiane che prevedono un uso crescente di sistemi di AI, con l’industria manifatturiera, servizi, logistica e finanza direttamente coinvolti.

“Il report segnala che molte attività saranno svolte in modo combinato da persone e tecnologie” – commenta Michele Vaghini, Segretario Generale Cisl Parma Piacenza. “Non si tratta solo di sostituzione del lavoro umano ma di una sua ricollocazione, soprattutto in Italia, dove a causa della tendenza demografica negativa, si prevede una diminuzione delle persone in cerca di lavoro. Le mansioni ripetitive e standardizzate risultano più esposte alla riduzione. I ruoli amministrativi di base, alcune funzioni di segreteria e sportello, sono indicati tra quelli in contrazione nel quadro generale. Parallelamente cresce la domanda di profili ad alta qualificazione. Analisti dei dati, esperti di cybersecurity e professionisti capaci d’integrare tecnologie digitali nei processi aziendali, risultano tra le figure in espansione e pertanto sarà sempre più importante l’orientamento scolastico. Personalmente credo che anche le professioni legate alla cura della persona o i lavori artigianali saranno a forte richiesta. Sarà sempre più necessario imparare un “mestiere”. 

Un elemento critico riguarda il disallineamento tra competenze disponibili e competenze richieste. Per il quinquennio 2026-2030, una quota significativa dei lavoratori italiani dovrà essere riqualificata o aggiornata nelle competenze per restare occupabile nei nuovi assetti produttivi. 

“Il concetto di “ridisegno” delle mansioni invece della pura sostituzione dovrà essere un pilastro delle strategie sindacali del futuro – prosegue Vaghini. “Se vogliamo che l’AI sia vista più come uno strumento di  potenziamentodella produttività che come una minaccia di disoccupazione di massa, la formazione deve procedere velocemente già da ora, adottando anche forme di partenariati con le università. Dobbiamo consentire ai lavoratori di operare insieme ai sistemi d’intelligenza artificiale. La sfida non riguarda solo la tecnologia ma l’organizzazione del lavoro e la qualità dell’occupazione”.

Il Report mette in luce il calo dei ruoli basati su compiti ripetitivi: le figure amministrative tradizionali vedranno una contrazione stimata tra il -8% e il -40% in determinate aree, a causa di processi automatizzati sempre più efficienti. Allo stesso tempo, ruoli tecnici emergenti evidenziano una traiettoria di crescita che tocca il 50%, superando in certi contesti il 100% di incremento previsto.

“Già da anni abbiamo visto dinamiche simili toccare alcuni settori della nostra economia: penso al commercio al dettaglio, dove le casse self-checkout riducono la necessità di cassieri, mentre il servizio clienti si sposta verso chatbot e interfacce intelligenti. Oppure pensiamo a ciò che è successo con gli sportelli bancari dove nel solo 2025 ne sono stati chiusi 516, con un calo del 2,6% in un anno. Quasi la metà dei comuni italiani (44%) è oggi priva di sportelli e circa 5 milioni di cittadini non hanno accesso fisico ai servizi bancari.  E’ un mondo che sta cambiando velocemente e sta diventando sempre più digitale. D’altro canto, però, la progettazione e la manutenzione di questi sistemi aprono spazi professionali che non esistevano su larga scala fino a pochi anni fa. La stima globale di un ricambio strutturale della forza lavoro, nell’arco di cinque anni, è del 39%, con variazioni che toccano picchi del 47% in alcune regioni e si abbassano al 28% in certi settori meno esposti all’automazione” prosegue Vaghini.

L’AI cambierà anche il modello di sindacato.

“I problemi dei lavoratori, dei pensionati e la loro necessità di essere rappresentati ci accompagnano da sempre. In Italia i cambiamenti sono sempre stati lenti. Poi da 20 anni a questa parte il mercato del lavoro e i suoi metodi di produzione si sono evoluti ed oggi adeguarsi ai tempi è una scommessa su cui giochiamo tutto. Non è più tempo in cui dare molte cose per scontate. Sul territorio dobbiamo dare la percezione giusta di quello che riusciamo a fare, offrendo servizi che avvicinano i cittadini alla nostra attività, creandone anche di nuovi per dare risposte immediate, anche se il luogo di lavoro rimane fondamentale per la nostra azione. E dobbiamo essere più inclusivi con i giovani, investendo su di essi, perché sono il futuro ed hanno esigenze e necessità diverse rispetto al resto della collettività” – conclude Vaghini.

Rider e caporalato digitale. Cisl Parma Piacenza, servono chiarezza e più tutele

Rider e caporalato digitale:
servono chiarezza e più tutele

Rider Cisl Parma Piacenza

La luce della Procura di Milano si è abbattuta su Foodinho srl, la società che gestisce il marchio Glovo in Italia, finita sotto controllo giudiziario con l’accusa di sfruttamento. Sebbene le indagini principali si siano concentrate su metropoli come Milano, Bologna, Firenze e Roma, l’impatto di questo provvedimento si fa sentire anche nel nostro territorio, dove tanti rider hanno solcato le strade cittadine per consegnare pasti a domicilio.

Nelle nostre strade, il colore giallo degli zaini di Glovo è familiare, quasi parte del panorama urbano, ma dietro quel simbolo si celerebbe quello che i magistrati definiscono un “caporalato digitale”.

Il cuore del problema risiede nell’algoritmo della piattaforma. Le fonti descrivono un sistema di “etero-organizzazione” in cui la libertà del lavoratore è solo apparente. La disponibilità e la performance dei rider sono monitorate costantemente, creando una pressione che costringe i lavoratori ad accettare turni massacranti per non essere penalizzati dal software.

Da noi, come nel resto d’Italia, questo sistema avrebbe permesso all’azienda di trarre profitto sfruttando lo “stato di bisogno” di tante persone, spesso cittadini stranieri in condizioni di vulnerabilità.

Sebbene, a causa della dinamicità del settore, manchino dati numerici precisi e aggiornati riguardo al numero delle persone coinvolte sul nostro territorio, l’ordinanza di controllo giudiziario sottolinea che il modello di business basato sullo sfruttamento è stato applicato sull’intero territorio nazionale. Questo significa che anche i “nostri” rider sono stati soggetti a una retribuzione non proporzionata alla quantità e qualità del lavoro prestato, spesso inferiore a quanto previsto dai Contratti Collettivi Nazionali.

Quanto emerge da questa vicenda non può lasciarci indifferenti e dovrà essere fatta estrema chiarezza. Come sindacato ribadiamo che contrattazione collettiva, relazioni industriali consolidate, rappresentanza sociale, legalità e partecipazione dei lavoratori sono cinque pilastri fondamentali per gestire i settori lavorativi definiti di frontiera.

Il problema però non va inquadrato esclusivamente nell’ottica di maggiori controlli nei confronti di queste società, che sono certamente importanti per il contrasto all’illegalità o per ottenere un salario dignitoso e maggiore sicurezza, ma va fatto un serio richiamo anche alla responsabilità dei clienti che si avvalgono del loro servizio.

Negli ultimi anni il servizio di consegna a domicilio tramite app è diventato parte della quotidianità di milioni di persone. Ordinare cibo con pochi clic è semplice, veloce e spesso economico. Dietro questa comodità, però, abbiamo visto in tanti casi che si nasconde una realtà più complessa: quella dei lavoratori spesso sottopagati, privi di tutele adeguate e soggetti a ritmi intensi e condizioni precarie. In questo contesto, quindi, è legittimo chiedersi quale sia la responsabilità dei consumatori rispetto al loro sfruttamento.

Il consumatore non è il diretto datore di lavoro del rider, ma è l’anello finale della catena economica che sostiene l’intero sistema. Ogni ordine effettuato contribuisce a mantenere attivo un modello di business che, in molti casi, si basa su contratti flessibili, pagamenti a consegna e scarse garanzie. Ignorare questo legame significa considerarsi completamente estranei al problema, quando invece le nostre scelte di consumo hanno un impatto reale.

Ciò non significa che ogni persona che ordina una pizza a domicilio sia moralmente colpevole dello sfruttamento dei lavoratori. Le responsabilità principali ricadono sulle aziende e sulle normative che regolano il settore. Tuttavia, i consumatori hanno una responsabilità indiretta: quella di informarsi, di sostenere piattaforme più etiche quando possibile, di valorizzare il lavoro dei riders attraverso mance adeguate e, soprattutto, di non considerare la consegna come un servizio “automatico”, ma come il frutto del lavoro di una persona.

Un aspetto centrale è la consapevolezza. Spesso la tecnologia crea una distanza tra chi usufruisce del servizio e chi lo rende possibile. Il rider diventa un’icona su una mappa, un puntino che si muove sullo schermo. Recuperare la dimensione umana di quel lavoro è il primo passo per sviluppare un senso di responsabilità. Dietro ogni consegna c’è qualcuno che pedala sotto la pioggia, nel traffico o al freddo, per pochi euro.

Il dibattito pubblico, alimentato da cittadini consapevoli, può contribuire a migliorare le tutele legislative.

Risulta ormai necessario istituire una campagna di sensibilizzazione in questo senso, facendo in modo che i cittadini siano edotti sulle diverse realtà imprenditoriali che applicano le leggi sul lavoro in modo corretto e sostenibile, affinché sempre di più sia diffusa una cultura della responsabilità etica e sociale anche per chi acquista. Questo non deve valere solo per il settore delle consegne a domicilio, ma deve valere per tutti i settori in cui il consumatore è coinvolto direttamente nel sistema attraverso le sue azioni e i suoi acquisti.

Nel contesto sempre più frenetico e caotico in cui viviamo, la società moderna ci spinge a correre costantemente, con la sensazione di dover affrontare un’infinità di compiti e scadenze. La corsa contro il tempo è diventata una vera e propria sfida quotidiana e si ha la sensazione di non avere più pause o momenti anche per prendersi quel sushi o quella pizza che ci portano poi a domicilio. Penso invece sia ormai fondamentale prendersi il tempo necessario per imparare a rallentare, per evitare di rimanere intrappolati in una continua frenesia. In una società sempre più orientata alla rapidità e alla comodità, interrogarsi sulle conseguenze delle proprie abitudini di consumo e di vita diventa un atto di maturità civile.

Michele Vaghini
Segretario Generale CISL Parma Piacenza

Record di adesioni al tesseramento CISL Parma Piacenza: gli iscritti sono 58.590 con un aumento di 650 persone rispetto al 2024

Record di adesioni al tesseramento CISL Parma Piacenza:
gli iscritti sono 58.590 con un aumento di 650 persone rispetto al 2024

Adesioni CISL

Si chiude con un risultato decisamente positivo la campagna di tesseramento 2025 della Cisl Parma Piacenza. Con 58.590 persone che hanno deciso di aderire alla Cisl territoriale e un incremento di 650 iscritti rispetto all’anno precedente, il sindacato cislino raggiunge il proprio picco assoluto d’iscritti e si conferma punto di riferimento per lavoratori, pensionati e categorie più fragili.

 

Un bilancio positivo in un contesto difficile

 

“La chiusura con segno + del tesseramento 2025, non è solo un dato numerico ma è un motivo d’orgoglio per tutti quelli che operano a vario titolo in Cisl e la rappresentano nei luoghi di lavoro e nella comunità. Sono loro che ci hanno permesso di ottenere questo risultato e che voglio ringraziare personalmente. E’ il frutto di un’azione costante di ascolto e di vicinanza ai lavoratori e di progetti di proselitismo mirati. In un periodo come quello attuale, caratterizzato da incertezze economiche, sfide occupazionali e da una continua evoluzione del mondo del lavoro – afferma Michele Vaghini Segretario Generale Cisl territoriale – l’adesione alla Cisl rappresenta una risposta  alle esigenze di protezione, informazione e supporto per i lavoratori. L’aumento delle adesioni è un segnale che abbiamo saputo rispondere alle sfide poste dalla società e dal mercato del lavoro, dentro un mondo che cambia rapidamente. Le motivazioni alla base di questa crescita sono molteplici e rispecchiano il modo in cui la Cisl ha deciso di affrontare le sfide politiche ed economiche, avendo sempre alla base il pragmatismo che l’ha contraddistinta fin dalle origini. La crescita è stata omogenea e ha toccato quasi tutti i settori, dal privato al pubblico impiego, con la tenuta dei pensionati”.

 

Un sindacato che sa ascoltare i lavoratori

 

“Una delle ragioni principali dell’aumento delle iscrizioni – prosegue Vaghini – è sicuramente la nostra capacità di porsi come interlocutore vicino alle esigenze quotidiane dei lavoratori. Negli ultimi anni infatti, abbiamo continuato a focalizzarci sulle necessità concrete, cercando di difendere i diritti dei lavoratori non solo a livello contrattuale o legislativo ma anche sul piano pratico, con servizi diretti di consulenza e sostegno, dal Patronato al Caf, dall’ufficio vertenze all’associazione dei consumatori, dall’ufficio stranieri al sindacato inquilini. Le scelte politiche che abbiamo intrapreso, come per esempio l’apertura di nuove sedi sul territorio, anche in città, sono state indirizzate proprio in questa direzione, con un’attenzione costante verso le persone per essere loro sempre più vicino”. 

 

Le scelte politiche del sindacato

 

“La campagna tesseramento 2025 con titolo “Il coraggio della partecipazione”, ha anche orientato la nostra azione verso la promozione di politiche che hanno favorito famiglie, anziani e cittadini in generale. Lo abbiamo fatto attraverso la contrattazione sociale, Comune per Comune. Quando per esempio si amplia la fascia esente da Irpef o si aumentano le ore dei servizi domiciliari o si firmano accordi per ottenere altri servizi, ne beneficia tutta la comunità. Per noi, partecipare significa essere presenti in ogni tavolo istituzionale per cercare di fare valere le nostre istanze”.

 

Lo sguardo al futuro

 

“Guardando al futuro, non intendiamo fermarci – conclude Vaghini – Le prossime sfide riguarderanno la difesa dei diritti dei lavoratori nel contesto della transizione digitale nell’era dell’automazione, senza dimenticare due temi importanti che riguardano tutti, come sanità e tutela ambientale. Questi argomenti sono particolarmente sentiti nel nostro territorio e pertanto il livello di attenzione dovrà sempre essere alto. Vogliamo poi proseguire nell’organizzare eventi e incontri tematici, per sensibilizzare i lavoratori su questioni fondamentali come per esempio la parità salariale o la sicurezza nei luoghi di lavoro. 

Crediamo infine che il lavoro debba tornare ad essere una fonte di sicurezza per le persone e non di ansia e incertezza. Penso alle difficoltà per conciliare vita famigliare e lavorativa, alle delocalizzazioni o ai temi macro politici come le crisi energetiche o le guerre. Spesso li consideriamo temi distanti dal nostro quotidiano ma possono cambiarci la vita in un attimo, creandoci disagi e frustrazioni”. 





Online il nuovo sito della CISL Parma Piacenza

Online il nuovo sito della CISL Parma Piacenza:
più vicino alle persone, più vicino al lavoro

nuovo sito Cisl Parma Piacenza

La CISL Parma Piacenza compie un nuovo passo avanti nella comunicazione e nel rapporto con iscritti, lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati: è online il nuovo sito web, uno spazio rinnovato, pensato per essere più accessibile, chiaro e vicino alle esigenze delle persone.

Il portale nasce con l’obiettivo di offrire un punto di riferimento aggiornato sul mondo del lavoro, sui servizi sindacali e sulle iniziative del territorio, valorizzando al tempo stesso il dialogo e la partecipazione.

Un’interfaccia moderna e una navigazione semplice permettono di trovare rapidamente informazioni utili, notizie, approfondimenti e contatti delle sedi.

A sottolineare l’importanza di questo nuovo strumento è il Segretario Generale della CISL Parma Piacenza, Michele Vaghini, che dichiara:
Siamo felici di annunciarvi l’inaugurazione del nuovo sito web della CISL Parma Piacenza!
Da oggi potrete seguirci più da vicino, scoprire le nostre iniziative, i servizi per gli iscritti e le novità sul mondo del lavoro; il tutto in un’interfaccia moderna e semplice da navigare.
Vi invitiamo a visitarlo e a condividerlo con i vostri amici e conoscenti: la vostra partecipazione è fondamentale per costruire insieme un futuro più solidale e sostenibile.
Grazie a tutti per il sostegno continuo. Ci vediamo online ma anche presso tutte le nostre sedi!

Il nuovo sito rappresenta uno strumento fondamentale per rafforzare la presenza digitale della CISL Parma Piacenza, senza perdere il valore del contatto diretto e della presenza sul territorio.