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FIT CISL, Siglato il rinnovo del contratto integrativo per Just Eat

FIT CISL, Siglato il rinnovo del contratto integrativo
per i lavoratori di Just Eat

Rinnovo Just Eat

Just Eat, siglato il rinnovo del contratto integrativo: novità su turni, premi e tutela legale

La Fit Cisl annuncia il rinnovo del contratto integrativo per i lavoratori di Just Eat Italia, valido fino al 31 dicembre 2027. «Si tratta di un risultato significativo, frutto di un intenso lavoro sindacale», commenta il segretario di Piacenza, Salvatore Buono.

Per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro, l’accordo introduce elementi importanti: la pianificazione settimanale dei turni verrà comunicata ai rider entro la mezzanotte di venerdì, con il diritto a un sabato libero al mese. Inoltre, sono state ridotte le tempistiche per l’applicazione completa del Contratto collettivo nazionale della Logistica, Trasporto Merci e Spedizione.

Sul versante economico, il rinnovo prevede l’allineamento automatico agli aumenti retributivi già contemplati dal contratto rinnovato il 6 dicembre 2024. Su richiesta delle organizzazioni sindacali, è stato introdotto un premio di risultato, erogato in quote trimestrali e, a scelta del lavoratore, in forma monetaria o convertibile in welfare.

Il premio si basa su due indicatori principali: presenza e produttività.

In tema di salute e sicurezza, la Fit Cisl evidenzia due aspetti centrali dell’accordo: il Protocollo meteo per i casi di condizioni avverse e, novità di rilievo, l’attivazione della tutela legale a favore dei lavoratori vittime di aggressioni o di altri eventi che possano mettere a rischio la loro incolumità fisica.

«Questo rinnovo rappresenta un passo importante per migliorare le condizioni di lavoro e, di conseguenza, la qualità del servizio», conclude Buono. «Nel settore del food delivery, anche alla luce delle recenti vicende di cronaca, è fondamentale garantire stabilità e protezione reale a questa categoria di lavoratori».

Transizione del lavoro in Italia, Vaghini (Cisl): “Formazione e servizi per gestire il cambiamento”

Transizione del lavoro in Italia, Vaghini (Cisl):
“Formazione e servizi per gestire il cambiamento”

Transizione Lavoro

Addio compiti ripetitivi: entro il 2030 il lavoro sarà “su misura”. Vaghini (Cisl): «Formazione e nuovi servizi per governare la transizione».

Il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum colloca l’Italia tra le economie avanzate chiamate ad affrontare una trasformazione profonda del lavoro nel quinquennio (2025-2029). Al centro del cambiamento vi è la diffusione dell’intelligenza artificiale, insieme alla digitalizzazione dei processi produttivi e alla transizione ambientale.

Nel periodo considerato, il mercato del lavoro italiano non è descritto come destinato a una riduzione complessiva dell’occupazione. Il report evidenzia, a livello europeo, una dinamica con nuove occupazioni che emergeranno mentre altre si ridurranno. Il cambiamento riguarda una quota rilevante delle mansioni oggi svolte più che il numero totale degli occupati.  Quasi un quarto dei posti di lavoro cambierà natura o sarà sostituito da nuovi ruoli entro la fine del 2029.

L’intelligenza artificiale rappresenta uno dei principali fattori di trasformazione, con le imprese italiane che prevedono un uso crescente di sistemi di AI, con l’industria manifatturiera, servizi, logistica e finanza direttamente coinvolti.

“Il report segnala che molte attività saranno svolte in modo combinato da persone e tecnologie” – commenta Michele Vaghini, Segretario Generale Cisl Parma Piacenza. “Non si tratta solo di sostituzione del lavoro umano ma di una sua ricollocazione, soprattutto in Italia, dove a causa della tendenza demografica negativa, si prevede una diminuzione delle persone in cerca di lavoro. Le mansioni ripetitive e standardizzate risultano più esposte alla riduzione. I ruoli amministrativi di base, alcune funzioni di segreteria e sportello, sono indicati tra quelli in contrazione nel quadro generale. Parallelamente cresce la domanda di profili ad alta qualificazione. Analisti dei dati, esperti di cybersecurity e professionisti capaci d’integrare tecnologie digitali nei processi aziendali, risultano tra le figure in espansione e pertanto sarà sempre più importante l’orientamento scolastico. Personalmente credo che anche le professioni legate alla cura della persona o i lavori artigianali saranno a forte richiesta. Sarà sempre più necessario imparare un “mestiere”. 

Un elemento critico riguarda il disallineamento tra competenze disponibili e competenze richieste. Per il quinquennio 2026-2030, una quota significativa dei lavoratori italiani dovrà essere riqualificata o aggiornata nelle competenze per restare occupabile nei nuovi assetti produttivi. 

“Il concetto di “ridisegno” delle mansioni invece della pura sostituzione dovrà essere un pilastro delle strategie sindacali del futuro – prosegue Vaghini. “Se vogliamo che l’AI sia vista più come uno strumento di  potenziamentodella produttività che come una minaccia di disoccupazione di massa, la formazione deve procedere velocemente già da ora, adottando anche forme di partenariati con le università. Dobbiamo consentire ai lavoratori di operare insieme ai sistemi d’intelligenza artificiale. La sfida non riguarda solo la tecnologia ma l’organizzazione del lavoro e la qualità dell’occupazione”.

Il Report mette in luce il calo dei ruoli basati su compiti ripetitivi: le figure amministrative tradizionali vedranno una contrazione stimata tra il -8% e il -40% in determinate aree, a causa di processi automatizzati sempre più efficienti. Allo stesso tempo, ruoli tecnici emergenti evidenziano una traiettoria di crescita che tocca il 50%, superando in certi contesti il 100% di incremento previsto.

“Già da anni abbiamo visto dinamiche simili toccare alcuni settori della nostra economia: penso al commercio al dettaglio, dove le casse self-checkout riducono la necessità di cassieri, mentre il servizio clienti si sposta verso chatbot e interfacce intelligenti. Oppure pensiamo a ciò che è successo con gli sportelli bancari dove nel solo 2025 ne sono stati chiusi 516, con un calo del 2,6% in un anno. Quasi la metà dei comuni italiani (44%) è oggi priva di sportelli e circa 5 milioni di cittadini non hanno accesso fisico ai servizi bancari.  E’ un mondo che sta cambiando velocemente e sta diventando sempre più digitale. D’altro canto, però, la progettazione e la manutenzione di questi sistemi aprono spazi professionali che non esistevano su larga scala fino a pochi anni fa. La stima globale di un ricambio strutturale della forza lavoro, nell’arco di cinque anni, è del 39%, con variazioni che toccano picchi del 47% in alcune regioni e si abbassano al 28% in certi settori meno esposti all’automazione” prosegue Vaghini.

L’AI cambierà anche il modello di sindacato.

“I problemi dei lavoratori, dei pensionati e la loro necessità di essere rappresentati ci accompagnano da sempre. In Italia i cambiamenti sono sempre stati lenti. Poi da 20 anni a questa parte il mercato del lavoro e i suoi metodi di produzione si sono evoluti ed oggi adeguarsi ai tempi è una scommessa su cui giochiamo tutto. Non è più tempo in cui dare molte cose per scontate. Sul territorio dobbiamo dare la percezione giusta di quello che riusciamo a fare, offrendo servizi che avvicinano i cittadini alla nostra attività, creandone anche di nuovi per dare risposte immediate, anche se il luogo di lavoro rimane fondamentale per la nostra azione. E dobbiamo essere più inclusivi con i giovani, investendo su di essi, perché sono il futuro ed hanno esigenze e necessità diverse rispetto al resto della collettività” – conclude Vaghini.

Aggressione Polizia Locale – Cisl e Cisl FP Parma Piacenza denunciano l’emergenza sicurezza

Aggressione Polizia Locale:
Cisl e Cisl FP Parma Piacenza denunciano l'emergenza sicurezza

Aggressione Polizia locale

Le Segreterie di Cisl Funzione Pubblica Parma Piacenza e Cisl territoriale ritengono che quanto accaduto ieri a Barriera Roma sia un episodio che non può essere archiviato come un semplice fatto di cronaca nera o di cronaca politica locale, ma che rappresenta un segnale emblematico di un’emergenza sicurezza ormai quotidiana.

Esprimiamo la nostra più profonda e sentita solidarietà all’ispettore e all’assistente scelto della Polizia Locale, finiti in ospedale con lesioni non di poco conto, tra cui la forte contusione al naso per una testata e la frattura di alcune costole, solo per aver cercato di far rispettare le regole su un mezzo pubblico.

Questa violenza, analoga a quanto purtroppo accade sui treni, esplosa per il rifiuto di mostrare un biglietto e i documenti da parte di una persona senza titolo di viaggio, ha messo a rischio non solo gli agenti, ma anche i passeggeri, portando a travolgere un bambino durante le fasi più concitate della fuga del responsabile.

Proprio per questo, la nostra vicinanza si estende con uguale convinzione ai lavoratori del trasporto pubblico di Seta, che pure sono stati coinvolti, i quali si trovano ogni giorno in prima linea, costretti a operare in un clima di crescente tensione e a confrontarsi con un’utenza spesso irrispettosa delle norme più elementari della convivenza civile.

Non possiamo più accettare che chi svolge servizi essenziali, come il trasporto e la sicurezza, debba temere per la propria incolumità fisica. Come sindacato, riteniamo che la solidarietà delle istituzioni, pur doverosa e apprezzata, debba ora tradursi in scelte concrete e non più rimandabili.

Da un lato, è indispensabile investire in una formazione specifica e continua che fornisca a lavoratori e agenti gli strumenti tecnici e psicologici necessari per gestire situazioni di alta criticità e prevenire l’escalation dei conflitti, tutelando così sia chi lavora sia i cittadini trasportati. Servono corsi di autodifesa personale e dispositivi adeguati.

Dall’altro lato, i fatti di ieri dimostrano che la sicurezza urbana richiede un salto di qualità nel coordinamento tra le forze dell’ordine. Sebbene l’intervento risolutivo sia avvenuto grazie alla sinergia tra più pattuglie della Polizia Locale e della Polizia di Stato, è evidente che serva un sistema di controllo del territorio sempre più integrato e costante, capace di agire preventivamente nelle zone e sulle linee più sensibili.

La sicurezza di chi lavora per la collettività è un diritto che va garantito con risorse, organici adeguati e una protezione reale, affinché il senso del dovere non debba mai più trasformarsi in un bollettino medico.