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Adiconsum, voli cancellati per la crisi in Medio Oriente: assistenza e tutele per i viaggiatori

Adiconsum, voli cancellati per la crisi in Medio Oriente:
assistenza e tutele per i viaggiatori

Adiconsum voli cancellati

Voli cancellati per la crisi in Medio Oriente, i consumatori non sono soli: Adiconsum è a disposizione

La chiusura degli spazi aerei, il caro carburante e le prospettive sulle scorte hanno lasciato i viaggiatori senza tutele chiare. Ecco come far valere i propri diritti

La tensione militare in Medio Oriente con l’escalation tra Stati Uniti, Israele e Iran, sta producendo effetti anche sui viaggiatori piacentini.

La creazione di una No Fly Zone hanno costretto diverse compagnie aeree a cancellare o riprogrammare rotte strategiche tra Europa, Asia e Africa, lasciando molti viaggiatori, anche nel nostro territorio, con voli soppressi, pacchetti turistici annullati e rimborsi ancora incerti. Ci sono poi le problematiche relative alla disponibilità di carburante.

In questo scenario Adiconsum ricorda che la normativa europea tutela i consumatori in modo preciso e che nessun viaggiatore deve affrontare da solo questa situazione.

Cosa prevede la legge europea
Per i voli soggetti al Regolamento (CE) n. 261/2004 , ovvero quelli che partono dall’Unione Europea o vi arrivano con vettore europeo, il passeggero ha diritto a scegliere tra il rimborso integrale del biglietto entro sette giorni oppure la riprotezione su un volo alternativo. Anche in caso di cancellazione per circostanze eccezionali come un conflitto armato, la compagnia è comunque tenuta a garantire assistenza. Decade invece, in questi casi, l’obbligo di compensazione pecuniaria aggiuntiva (da 250 a 600 euro).
Chi aveva acquistato un pacchetto turistico, volo più hotel, o altri servizi combinati, può invece avvalersi della Direttiva UE 2015/2302: ha diritto di recedere dal contratto senza penali e di ottenere il rimborso integrale entro 14 giorni, qualora le circostanze nel luogo di destinazione rendano il viaggio impossibile o gravemente compromesso.

“Ogni famiglia piacentina che ha investito i propri risparmi in un viaggio merita risposte chiare e tutele. Adiconsum è qui proprio per questo: per trasformare diritti scritti sulla carta in diritti realmente esigibili: contattateci”, invita Antonio Colosimo, coordinatore Adiconsum a Piacenza.

Adiconsum consiglia inoltre di:

-conservare tutta la documentazione (biglietti, conferme di prenotazione, ricevute di spese extra);

-registrare il proprio viaggio sul portale Viaggiare Sicuri della Farnesina (viaggiaresicuri.it);

-evitare informazioni non verificate sui social network e affidarsi esclusivamente a fonti ufficiali.

Per info e assistenza rivolgiti alla sede Adiconsum più vicina a te!

Piacenza: telefonando al numero 0523/752745 o via mail piacenza@adiconsum.it.

Parma: telefonando al numero 0521/037619 o via mail parma@adiconsum.it

Adiconsum, allerta truffa assegno Amazon e Trump

Adiconsum, allerta truffa
assegno Amazon e Trump

Truffa assegno Amazon e Trump

“Un capolavoro falsario che sta circolando in Italia. Occhi aperti: non depositate nulla e denunciate”. Antonio Colosimo, Coordinatore di Adiconsum Emilia Romagna per i territori di Parma e Piacenza, mette in guardia i piacentini su un raggiro internazionale.

 

Una busta che arriva dagli Stati Uniti (o via Repubblica Ceca), un assegno reale di 51 dollari e il nome di Donald Trump a garanzia di un presunto risarcimento Amazon. Sebbene nel piacentino non si siano ancora registrate denunce formali, l’allerta di Adiconsum è massima: il “caso Formigine”, scoppiato a pochi chilometri di distanza, dimostra che la truffa è sofisticata e potrebbe colpire presto anche i cittadini di Piacenza e provincia.

IL MECCANISMO DEL RAGGIRO


La truffa sfrutta una base di verità: negli USA esiste davvero una class action contro Amazon che ha portato l’agenzia governativa FTC a emettere rimborsi. Il problema? I risarcimenti spettano solo agli abbonati Prime americani.

“La lettera che sta circolando è un capolavoro falsario”, spiega Colosimo. “Contiene un assegno della Huntington National Bank dell’Ohio e invita a depositarlo o a cliccare su link per ricevere il pagamento via PayPal. È una trappola pericolosissima che punta a svuotare i conti correnti”.

DUE TRUFFE IN UNA

L’associazione spiega che il pericolo è doppio:

Overpayment scam: La vittima deposita l’assegno. La banca accredita i fondi “salvo buon fine”. I truffatori contattano la vittima parlando di un errore e chiedono di restituire parte della cifra tramite bonifico. Quando la banca scopre che l’assegno è falso, storna i 51 dollari, ma i soldi inviati dalla vittima ai truffatori sono ormai persi.

Phishing e furto dati: La lettera spinge a visitare siti web malevoli per “riscuotere il premio”, dove vengono rubati password, coordinate bancarie e dati sensibili.

 

COME DIFENDERSI

“Non dobbiamo aspettare che accada il primo caso a Piacenza per muoverci”, avverte Adiconsum. “I truffatori spesso conoscono il nome del destinatario e sanno che è abbonato ad Amazon. Se ricevete buste sospette, consegnate a mano da sconosciuti o arrivate per posta estera, non fate nulla: non depositate l’assegno e non cliccate sui link.”


Diffidate di rimborsi inattesi: Amazon non rimborsa tramite assegni americani spediti per posta ordinaria.

Controllate i canali ufficiali: Le comunicazioni legali serie arrivano via PEC o raccomandata con ricevuta di ritorno.

Segnalate subito: In caso di dubbi, rivolgetevi alla Polizia Postale, ai Carabinieri o ai nostri uffici.

CONTATTI UTILI

Per informazioni e assistenza a Piacenza e provincia, Adiconsum è a disposizione dei cittadini presso la sede di Strada Malchioda 1.

Telefono: 0523 752745

Email: piacenza@adiconsum.it

Adiconsum, dipendenza dai social: necessarie regole urgenti e tutela dei minori

Adiconsum, dipendenza dai social:
necessarie regole urgenti e tutela dei minori

Dipendenza dai social

Dipendenza dai social: Meta e Google condannate negli Usa
La notizia del verdetto storico di Los Angeles arriva fino a Piacenza. Adiconsum chiede regole urgenti a tutela dei minori

Una sentenza che sa di svolta epocale è arrivata dal tribunale di Los Angeles: Meta e Google sono state dichiarate responsabili per dipendenza dai social media. La causa era stata avviata da Kaley G.M., una ragazza californiana oggi ventenne, che ha affermato di aver iniziato a usare YouTube a 6 anni e Instagram a 9, e ha dichiarato alla giuria di aver trascorso “tutto il giorno” sui social media durante l’infanzia.


La giuria ha stabilito che Meta e Google sono colpevoli di negligenza nel progettare piattaforme che incentivano l’uso compulsivo, causando danni psicologici gravi.
Il risarcimento stabilito è di 3 milioni di dollari, ma l’effetto più importante è simbolico e sistemico: la decisione potrebbe aprire la strada a nuove cause e spingere a un ripensamento del design di social e app, in particolare sulle funzioni di “scorrimento infinito” e sugli algoritmi di raccomandazione.


Adiconsum Parma Piacenza accoglie con favore questo verdetto e chiede che la risposta europea e italiana non tardi. “Non siamo di fronte a una disputa tecnica tra avvocati americani, spiega Antonio Colosimo, Coordinatore Adiconsum a Piacenza. Siamo di fronte alla conferma di ciò che migliaia di famiglie nel nostro territorio avvertono ogni giorno. Ragazze e ragazzi di ogni città italiana, cresciuti a pane e scroll infinito, con algoritmi progettati — è ora provato in un’aula di tribunale — per creare dipendenza, non connessione”.


“Da tempo, prosegue Colosimo, come CISL e come Adiconsum chiediamo un “Piano nazionale per l’istruzione e la formazione di qualità” capace di intervenire anche sulla povertà educativa e sul disagio minorile. Ebbene, probabilmente non c’è disagio minorile più diffuso e più sottovalutato, oggi, di quello generato da piattaforme progettate per catturare l’attenzione e non lasciarla più andare. A Piacenza come a Los Angeles”.

Quindi cosa proponete? “Come Adiconsum sollecitiamo le istituzioni europee ad introdurre il divieto di algoritmi di raccomandazione sulle piattaforme digitali per gli under 16 e rendere obbligatoria la verifica dell’età con strumenti efficaci — non le autocertificazioni già dimostratesi inutili. Infine chiediamo sia istituito un Osservatorio nazionale sulla salute digitale dei minori, con il coinvolgimento delle associazioni dei consumatori e delle organizzazioni sindacali”.

Adiconsum, ad Alta Val Tidone arriva il punto di ascolto per la tutela dei consumatori

Adiconsum, ad Alta Val Tidone arriva il punto di ascolto
per la tutela dei consumatori

Adiconsum Alta Val Tidone

Arriva anche nel comune di Alta Val Tidone il Punto di Ascolto Adiconsum, uno sportello dedicato alla tutela dei consumatori dove i cittadini potranno ricevere informazioni, consulenza e assistenza sui propri diritti.

Il servizio partirà mercoledì 18 marzo e sarà attivo ogni mercoledì dalle 10 alle 12 presso il Comune di Alta Val Tidone – sede di Nibbiano (via Roma 28). Qui i cittadini potranno trovare supporto su temi come energia, comunicazioni, trasporti, acquisti e tutela del risparmio, con l’obiettivo di aiutare le persone a orientarsi tra contratti, offerte e possibili controversie.

Per informazioni è possibile contattare il numero verde 800.952.902 oppure scrivere a areeinterne@adiconsum.it.

“Portare Adiconsum nei comuni dell’Appennino piacentino non è solo un servizio in più: è un atto di giustizia verso territori che non possiamo lasciare indietro”, spiega Antonio Colosimo, coordinatore Adiconsum Emilia-Romagna per le province di Parma e Piacenza. “I cittadini di Alta Val Tidone e delle aree interne meritano la stessa qualità di tutela di chi vive nelle città”.

Soddisfazione anche da parte dell’amministrazione comunale di Alta Val Tidone.

“Questo sportello rappresenta un servizio utile e concreto per la nostra comunità”, commenta il sindaco Franco Albertini. “Offrire ai cittadini strumenti di informazione e assistenza significa aiutarli a difendere i propri diritti e a muoversi con maggiore consapevolezza tra contratti e servizi sempre più complessi”.

L’iniziativa rientra in un progetto finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, realizzato dalle associazioni dei consumatori aderenti al Comitato regionale consultivo utenti.

In totale sono 44 i comuni coinvolti in tutta la regione, con l’obiettivo di rafforzare la tutela dei consumatori nelle aree interne, territori montani e appenninici, dove l’accesso ai servizi è spesso più difficile.

Truffe WhatsApp: Adiconsum Cisl lancia l’allarme

Truffe a catena attraverso WhatsApp:
Adiconsum Cisl lancia l'allarme

Truffe WhatsApp

Truffe a catena attraverso Whatsapp,  Adiconsum Cisl lancia l’allarme: “la sicurezza dei nostri dati passa dalla consapevolezza che dietro la foto di un familiare potrebbe nascondersi un algoritmo criminale”

A Piacenza si registrano in questi giorni diversi casi simili che svelano le nuove dinamiche del phishing: le cosiddette “truffe del concorso di danza”. A ricostruire l’accaduto e a fornire un vademecum difensivo interviene l’Adiconsum, attraverso le parole del suo coordinatore territoriale Antonio Colosimo.

La dinamica del raggiro

Il caso piacentino, esemplare per la sua semplicità di esecuzione, ha coinvolto inizialmente una donna contattata apparentemente da un collega di lavoro. Il messaggio, giunto da un numero salvato in rubrica, conteneva la foto di una giovane danzatrice e un invito innocuo: “Vota la migliore ballerina per farle vincere un premio”. La donna, rassicurata dall’identità del mittente, ha aderito alla richiesta votando per una ragazza di nome “Anna” perché la collega la presentava come un’amica di famiglia che voleva un voto a suo favore per frequentare gratuitamente un corso di danza. Si trattava solo di inquadrare un codice Qr cui rimandava il messaggio whatsapp.

Tuttavia, quello che appariva come una banale operazione su un sondaggio, nascondeva un link di phishing o un meccanismo di “account takeover”. In pochi istanti, i cybercriminali hanno preso il controllo del profilo WhatsApp della donna, “clonando” la sua identità digitale.

Il secondo livello: la richiesta di denaro

Una volta impossessatisi dell’account, i truffatori hanno attivato la fase due: l’estorsione a cascata. A tutti i contatti presenti nella rubrica della vittima è stato inviato un messaggio urgente, scritto a nome della donna: «Ciao, non potresti prestarmi urgentemente 300 euro per pagare il dentista? Ho un problema con la carta».

La richiesta, costruita per sembrare un’emergenza plausibile, mirava a sfruttare l’amicizia dei destinatari. Fortunatamente, nel caso specifico, la catena si è spezzata grazie alla diffidenza di alcuni amici. Nessuno ha effettuato il bonifico ma il danno d’immagine e la violazione della privacy sono stati tangibili.

Il punto di vista di Adiconsum Cisl territoriale

Su questo fenomeno, che segna un’evoluzione rispetto ai tentativi di truffa più grossolani, interviene l’associazione dei consumatori della Cisl.

«Siamo di fronte a una tecnica di ingegneria sociale nota come truffa a catena – spiega Antonio Colosimo – coordinatore dell’associazione di consumatori presso la Cisl. 

Abbiamo raccolto la testimonianza della vittima e nei giorni successivi si sono rivolte a noi altre persone vittime della stessa truffa.  La pericolosità di questo metodo risiede nel mittente. La vittima non riceve il link da uno sconosciuto ma da un parente o un amico il cui account è stato precedentemente violato. Questo abbassa drasticamente le difese cognitive: si clicca per fare un favore, senza sospettare il pericolo”. 

Secondo Colosimo, il meccanismo tecnico spesso prevede che, cliccando sul link del voto, l’utente consegni involontariamente il codice di verifica a sei cifre di WhatsApp o conceda autorizzazioni a terzi, permettendo ai criminali di installare l’account su un altro dispositivo.

«È fondamentale comprendere che i contatti che ci scrivono queste richieste non sono complici ma vittime a loro volta – precisa. È un virus digitale che si nutre delle nostre rubriche e poi prova ad intascare».

Come difendersi: i consigli dell’associazione

Adiconsum ribadisce la necessità di prevenzione attiva.

«La regola aurea è la verifica “fuori linea”», conclude Colosimo. «Se ricevete una richiesta insolita (un voto, un prestito, un codice) da un contatto amico, non cliccate. Telefonate direttamente alla persona o scrivetele su un altro canale. Quasi sempre scoprirete che non ne sanno nulla. Inoltre, attivate l’autenticazione a due fattori nelle impostazioni di WhatsApp: è l’unico vero argine contro il furto dell’account».