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Nella città che scoppia dal caldo, più verde e meno solitudine

Nella città che scoppia dal caldo, necessari più verde e meno solitudine.
L'intervento di Michele Vaghini, Segretario Generale Cisl Parma Piacenza

Parola al segretario - Caldo in città - 30.09.2026
Un’estate da record: 48 giorni con la massima oltre i 35°

 

Il caldo estremo non è soltanto una questione meteorologica: cambia il modo di vivere gli spazi urbani, mette sotto pressione la salute e accentua le differenze tra chi può difendersi agevolmente, andando in vacanza o accendendo più facilmente i condizionatori e chi ha meno risorse per farlo. I più vulnerabili sono anziani, persone a basso reddito e chi è più solo.

 

L’estate in regione, è stata caratterizzata da temperature eccezionalmente alte, con cinque ondate di calore e valori medi paragonabili a quelli del 2003. Il Comune ha messo a disposizione una mappa dei punti di sollievo dal caldo con fontanelle, erogatori d’acqua, parchi ombreggiati e chiese del centro storico. Per la Cisl sono strumenti utili da far conoscere meglio, soprattutto nei quartieri dove vivono le persone più fragili ma non bastano.

 

Poche piante, troppo cemento

 

Alberi, parchi e giardini non sono semplici elementi ornamentali ma attenuano il surriscaldamento urbano. Secondo Ecosistema Urbano 2025 di Legambiente, Piacenza conta 34 alberi ogni cento abitanti nelle aree pubbliche, contro i 117 di Modena. I documenti urbanistici segnalano criticità nel centro storico per la presenza di superfici impermeabili e la carenza di ombra e nelle aree produttive e logistiche, dove pesano parcheggi asfaltati e deboli connessioni ecologiche.

 

L’estate della Cisl

 

Durante l’estate, la Cisl è intervenuta sulle condizioni di alcune categorie esposte alle temperature elevate. A Piacenza, Cisl Scuola ha denunciato temperature superiori ai 30 gradi in diverse scuole dell’infanzia della provincia, mentre Cisl Funzione Pubblica ha chiesto una rimodulazione degli orari della raccolta differenziata per ridurre l’esposizione degli operatori ecologici nelle ore più calde. In ambito regionale, la Cisl ha espresso soddisfazione per l’ordinanza che ha vietato il lavoro all’aperto negli orari a maggior rischio e per il nuovo Patto per il Lavoro, il Clima e l’Economia sociale, chiedendo anche una rapida fase attuativa orientata allo sviluppo sostenibile ed alla riduzione delle fratture territoriali.

 

Il costo nascosto della solitudine

 

“In questo contesto, tra le categorie più esposte agli effetti del caldo, ci sono le persone anziane – afferma Michele Vaghini Segretario Generale Cisl Parma Piacenza. – Non soltanto per le conseguenze sanitarie delle temperature elevate ma anche perché il caldo può favorire un altro nemico silenzioso: l’isolamento. Restare chiusi in casa per giorni, soprattutto se si vive soli, significa infatti rinunciare alle relazioni sociali, con ripercussioni sul benessere psicologico oltre che fisico. Ed è proprio per questa ragione che si dovrebbero investire sempre più risorse in centri di aggregazione sociale, che non siano considerati solo semplici luoghi ricreativi ma che rappresentino autentici presìdi di comunità, dove gli anziani possono trascorrere alcune ore al fresco, incontrare altre persone e partecipare ad attività che favoriscono un invecchiamento attivo. Oltre a questo, l’accesso a spazi verdi sempre più numerosi, crediamo possano dare benefici fisici, mentali e sociali, compresa una riduzione della solitudine. Specie per chi è a basso reddito poi, aumenta la vulnerabilità durante le ondate di calore: chi è più solo o più povero, può avere maggiori difficoltà ad utilizzare sistemi domestici di raffrescamento. Raffrescare un appartamento, nelle settimane più torride, può diventare una necessità sanitaria prima ancora che una scelta di comfort”.

 

Esistono strumenti di sostegno, come per esempio la Carta Acquisti, i bonus sociali e gli interventi a sostegno delle famiglie in difficoltà con il pagamento delle bollette. Ma di fronte a un caldo sempre più torrido, la risposta non può limitarsi alla sola emergenza economica. Occorre una programmazione che tenga insieme il sostegno alle persone più fragili e la qualità dell’ambiente in cui vivono, perché poter affrontare le alte temperature senza dover scegliere tra il benessere e una bolletta troppo elevata è una questione di equità, prevenzione e tutela della salute. 

 

Una sollecitazione urgente

 

“Il nostro territorio ha bisogno di un patto locale sul clima – continua Vaghini – che unisca amministratori e parti sociali. La qualità ambientale dei quartieri deve diventare parte delle politiche sociali: in una fase storica in cui il super caldo diventerà sempre più strutturale con una popolazione anziana che aumenterà, bisognerà ripensare le città con più alberi, parchi, tetti verdi ed edifici lavorativi e residenziali progettati per rimanere freschi, senza consumare enormi quantità di energia. Ed occorrerà proteggere i lavoratori modificando, quando necessario, gli orari di lavoro nelle giornate più calde”.

 

Il caldo, insomma, non è più soltanto un problema estivo ma è, particolarmente per le città, una sfida socio economica. Prepararsi oggi potrebbe significare evitare domani di pagare un conto molto più oneroso. “Questi sono investimenti, non spese – conclude Vaghini – e la qualità ambientale deve entrare finalmente nelle politiche sociali”. 

Fisascat Cisl, Vertenza Realco: ricollocati tutti i lavoratori dei punti vendita del piacentino

Fisascat Cisl, Vertenza Realco:
ricollocati tutti i lavoratori dei punti vendita del piacentino

Vertenza Realco - 300926

Realco, ricollocati tutti i lavoratori: anche gli over 50 ripartono grazie all’impegno delle strutture regionali e territoriali di Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltucs

La vertenza dei punti vendita piacentini si chiude con un risultato apprezzabile: tre negozi su quattro saranno rilevati, per quelli coinvolti nessun lavoratore è rimasto indietro, nemmeno le fasce anagrafiche più esposte al rischio di espulsione dal mercato del lavoro. Per le poche unità del discount cittadino l’azienda ha dichiarato che, se avrà necessità di forza lavoro, ne valuterà i curricula.

“Sono soddisfatto di poter tornare a lavorare, anche se nessuno di noi meritava questo travaglio”. Si chiude con un sospiro di sollievo, atteso da mesi, la vicenda dei punti vendita del Gruppo Realco colpiti dalla crisi aziendale che, tra la fine dell’inverno e l’estate, aveva messo in cassa integrazione decine di lavoratrici e lavoratori tra Piacenza e Castel San Giovanni. Grazie al lavoro costante della Fisascat Cisl, affiancata dalle altre categorie del commercio e dal confronto con Regione Emilia-Romagna  le persone coinvolte ricominceranno a recarsi al lavoro.

Un risultato che assume un valore particolare perché riguarda anche la fascia anagrafica over 50, quella che fin dalle prime battute della vertenza era stata segnalata come la più a rischio: i lavoratori più maturi, spesso con anni di esperienza alle spalle ma con maggiori difficoltà di ricollocamento sul mercato, rischiavano di pagare il prezzo più alto di una crisi di cui non avevano responsabilità.

Un lavoro di squadra, non uno scontro

La vertenza Realco ha attraversato fasi complesse: dalla richiesta di cassa integrazione, al pagamento effettivo dello stesso ammortizzatore sociale, nonché la chiusura temporanea dei punti vendita, fino al concordato preventivo e alle aste che hanno progressivamente ridisegnato la rete commerciale del gruppo. In questo percorso, la scelta sindacale è stata quella di privilegiare sempre il tavolo di confronto con istituzioni, tribunale e imprese della distribuzione, piuttosto che la logica dello scontro fine a sé stesso. Una linea che ha permesso di costruire, passo dopo passo, le condizioni per l’assorbimento del personale da parte di nuovi operatori del settore, almeno nella provincia di Piacenza.

Non, quindi, un caso isolato di buona sorte, ma il frutto di una contrattazione di prossimità che ha saputo valorizzare le competenze professionali maturate da anni di lavoro nella grande distribuzione, mettendole a disposizione delle aziende disponibili ad assumersi la responsabilità della continuità occupazionale. I dipendenti esprimono apprezzamento per aver trovato la disponibilità di un’azienda che si è fatta carico di una situazione sicuramente complessa.

La persona al centro, non solo i numeri


“Un ringraziamento doveroso deve andare anche alle R.S.A. che hanno aiutato le Organizzazioni Sindacali da subito, anche nella gestione psicologica dei colleghi che da un giorno all’altro si sono ritrovati a casa col negozio chiuso, sottolinea il funzionario Marco Alquati della Fisascat Cisl, facendo notare che dietro ogni ricollocamento c’è una famiglia che ha potuto tornare a guardare al futuro con maggiore serenità. È questo, in fondo, il senso più autentico dell’azione sindacale che la Cisl porta avanti anche sul territorio piacentino: non limitarsi a contare i posti di lavoro salvati, ma restituire dignità e prospettiva a chi rischiava di restare escluso: quando le persone sono unite, possono fare molto”.

Il caso degli over 50 merita un’attenzione particolare anche in chiave più ampia. Sono lavoratrici e lavoratori che, una volta usciti da un percorso occupazionale consolidato, incontrano statisticamente più ostacoli a rientrare nel mercato del lavoro. Che siano stati ricollocati con successo dimostra come un impegno sindacale mirato, unito alla disponibilità delle imprese e delle istituzioni locali, possa davvero fare la differenza per le fasce più fragili del mondo del lavoro. E si capisce quindi la “soddisfazione”, pur nell’amarezza, espressa nella dichiarazione iniziale di un addetto del punto vendita presso BorgoFaxall.

Una strada da continuare a percorrere

Il buon esito della vertenza Realco a Piacenza conferma quanto il dialogo sociale, la contrattazione e la presenza costante ai tavoli istituzionali restino gli strumenti più efficaci per affrontare le crisi aziendali senza lasciare indietro nessuno. Un modello che la Fisascat Cisl intende continuare a proporre anche per le prossime vertenze che dovessero interessare il commercio piacentino, in un settore, quello della grande distribuzione, sempre più esposto a trasformazioni rapide e a tensioni occupazionali. La strada indicata resta quella della responsabilità condivisa tra sindacato, imprese e istituzioni.