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CISL FP, Sanità Emilia Romagna: la Regione riduce l’indennità di Pronto Soccorso

CISL FP, Sanità Emilia Romagna:
la Regione riduce l’indennità di Pronto Soccorso

Pronto Soccorso

La Regione Emilia-Romagna ‘taglia’ l’indennità di Pronto soccorso per il personale sanitario e scatena le ire dei sindacati di categoria, pronti ad avviare la mobilitazione.
Proprio ieri in Regione era in programma un incontro sindacale, il terzo incontro su questo tema.

 
Fp CISL regionale denuncia un’impostazione data dalla Regione che prevede una ripartizione di risorse complessiva inferiore rispetto a quella stabilita dal contratto nazionale 2022-2024. In soldoni, spiega, “risulta un ammanco di circa quattro milioni di euro”. All’incontro di ieri, però, la Regione “ha portato una documentazione giudicata dai sindacati insufficiente a motivare questa diminuzione di risorse”. 

Per questo, abbiamo manifestato l’ indisponibilità a sottoscrivere un verbale di accordo che risulterebbe penalizzante per la platea di lavoratori interessati da questa indennità nelle aziende sanitarie dell’Emilia-Romagna. S

i tratta di un’indennità “già percepita a seguito del precedente contratto collettivo nazionale 2019-2021 e che, sulla base degli stanziamenti progressivamente fatti dalle leggi di bilancio, vedrebbe un incremento significativo per la valorizzazione dei lavoratori coinvolti. 

Al prossimo incontro, in programma il 6 marzo, ci aspettiamo una “chiarificazione definitiva sull’ammontare complessivo di risorse. Se ciò non avvenisse, ci riserviamo d’intraprendere ogni forma di mobilitazione, al fine di garantire il rispetto del contratto collettivo nazionale siglato dalle single sindacali e dalla Regione stessa per tramite dell’Aran.

CISL FP, Sanità Privata: lavoratori ancora senza contratto e salari inadatti. Proclamato lo STATO DI AGITAZIONE

CISL FP, Sanità Privata: lavoratori ancora senza contratto e salari inadatti.
Proclamato lo STATO DI AGITAZIONE

Sanità privata stato di agitazione

Anche in Emilia Romagna monta la protesta dei lavoratori della Sanità Privata e RSA che a distanza di settimane dall’incontro istituzionale del 22 dicembre scorso presso il Ministero della salute purtroppo ancora non vedono nessuna convocazione al tavolo di confronto annunciato per il rinnovo dei contratti della Sanità Privata e delle Residenze Sanitarie Assistenziali. 

Questa è una situazione inaccettabile che ha costretto FP CGIL, CISL FP e UIL FPL a proclamare lo stato di agitazione nazionale del personale, riservandosi la possibilità di attivare tutte le iniziative di mobilitazione necessarie. La protesta, in Emilia Romagna, riguarda 9.000 lavoratori di oltre 40 strutture sanitarie e residenziali accreditate che nonostante una grande partecipazione allo sciopero del 22 maggio sotto la sede della Regione, ad oggi non vedono ancora iniziare le trattative per il rinnovo dei propri contratti di settore. 

Quello della Sanità Privata è un settore fondamentale per la tenuta del sistema sociosanitario regionale <<Parliamo di lavoratrici e lavoratori con contratti scaduti da 8 ed addirittura 13 anni che continuano ogni giorno a garantire un servizio pubblico essenziale, spesso rivolto alle persone più fragili, senza alcuna prospettiva di rivalutazione salariale e di aggiornamento normativo – sottolineano i sindacati>> 

In una situazione di grande difficoltà nel reperire personale nell’ambito della sanità dove i professionisti non sono per nulla adeguatamente retribuiti, lavorare con contratti scaduti da 8 e 13 anni rende, a maggior ragione, sempre meno attrattivo il lavoro nelle strutture accreditate e mette a rischio la qualità dei servizi rivolti ai cittadini emiliano-romagnoli. Secondo FP CGIL, CISL FP e UIL FPL, è necessario un intervento anche a livello istituzionale regionale del quale si è perso traccia, malgrado gli impegni assunti dall’assessore alla sanità in occasione dello sciopero nazionale del 22 maggio 2025.

 <<L’accreditamento istituzionale – ribadiscono i sindacati – deve essere vincolato all’applicazione ed al rinnovo dei contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali rappresentative. Aiop e Aris si devono accollare il rischio di impresa e non si possono nascondere dietro la richiesta dell’incremento di budget o l’aggiornamento delle tariffe per aprire il tavolo dei rinnovi contrattuali, chi lavora deve essere giustamente retribuito e non usato come leva di pressione politico istituzionale>> . 

Per questo motivo anche in Emilia Romagna, nelle strutture che presentano criticità ed incongruenze, saranno inviate richieste di sopralluogo agli organi istituzionali competenti finalizzate ad accertare il rispetto dei parametri previsti dall’Accreditamento in termini di numeri di personale e standard qualitativo delle strutture. Nei prossimi giorni inoltre saranno valutate iniziative per dare voce ad un comparto che garantisce assistenza e cura, ma che da troppo tempo non vede riconosciuto il proprio lavoro.

FIT CISL, Siglato il rinnovo del contratto integrativo per Just Eat

FIT CISL, Siglato il rinnovo del contratto integrativo
per i lavoratori di Just Eat

Rinnovo Just Eat

Just Eat, siglato il rinnovo del contratto integrativo: novità su turni, premi e tutela legale

La Fit Cisl annuncia il rinnovo del contratto integrativo per i lavoratori di Just Eat Italia, valido fino al 31 dicembre 2027. «Si tratta di un risultato significativo, frutto di un intenso lavoro sindacale», commenta il segretario di Piacenza, Salvatore Buono.

Per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro, l’accordo introduce elementi importanti: la pianificazione settimanale dei turni verrà comunicata ai rider entro la mezzanotte di venerdì, con il diritto a un sabato libero al mese. Inoltre, sono state ridotte le tempistiche per l’applicazione completa del Contratto collettivo nazionale della Logistica, Trasporto Merci e Spedizione.

Sul versante economico, il rinnovo prevede l’allineamento automatico agli aumenti retributivi già contemplati dal contratto rinnovato il 6 dicembre 2024. Su richiesta delle organizzazioni sindacali, è stato introdotto un premio di risultato, erogato in quote trimestrali e, a scelta del lavoratore, in forma monetaria o convertibile in welfare.

Il premio si basa su due indicatori principali: presenza e produttività.

In tema di salute e sicurezza, la Fit Cisl evidenzia due aspetti centrali dell’accordo: il Protocollo meteo per i casi di condizioni avverse e, novità di rilievo, l’attivazione della tutela legale a favore dei lavoratori vittime di aggressioni o di altri eventi che possano mettere a rischio la loro incolumità fisica.

«Questo rinnovo rappresenta un passo importante per migliorare le condizioni di lavoro e, di conseguenza, la qualità del servizio», conclude Buono. «Nel settore del food delivery, anche alla luce delle recenti vicende di cronaca, è fondamentale garantire stabilità e protezione reale a questa categoria di lavoratori».

Transizione del lavoro in Italia, Vaghini (Cisl): “Formazione e servizi per gestire il cambiamento”

Transizione del lavoro in Italia, Vaghini (Cisl):
“Formazione e servizi per gestire il cambiamento”

Transizione Lavoro

Addio compiti ripetitivi: entro il 2030 il lavoro sarà “su misura”. Vaghini (Cisl): «Formazione e nuovi servizi per governare la transizione».

Il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum colloca l’Italia tra le economie avanzate chiamate ad affrontare una trasformazione profonda del lavoro nel quinquennio (2025-2029). Al centro del cambiamento vi è la diffusione dell’intelligenza artificiale, insieme alla digitalizzazione dei processi produttivi e alla transizione ambientale.

Nel periodo considerato, il mercato del lavoro italiano non è descritto come destinato a una riduzione complessiva dell’occupazione. Il report evidenzia, a livello europeo, una dinamica con nuove occupazioni che emergeranno mentre altre si ridurranno. Il cambiamento riguarda una quota rilevante delle mansioni oggi svolte più che il numero totale degli occupati.  Quasi un quarto dei posti di lavoro cambierà natura o sarà sostituito da nuovi ruoli entro la fine del 2029.

L’intelligenza artificiale rappresenta uno dei principali fattori di trasformazione, con le imprese italiane che prevedono un uso crescente di sistemi di AI, con l’industria manifatturiera, servizi, logistica e finanza direttamente coinvolti.

“Il report segnala che molte attività saranno svolte in modo combinato da persone e tecnologie” – commenta Michele Vaghini, Segretario Generale Cisl Parma Piacenza. “Non si tratta solo di sostituzione del lavoro umano ma di una sua ricollocazione, soprattutto in Italia, dove a causa della tendenza demografica negativa, si prevede una diminuzione delle persone in cerca di lavoro. Le mansioni ripetitive e standardizzate risultano più esposte alla riduzione. I ruoli amministrativi di base, alcune funzioni di segreteria e sportello, sono indicati tra quelli in contrazione nel quadro generale. Parallelamente cresce la domanda di profili ad alta qualificazione. Analisti dei dati, esperti di cybersecurity e professionisti capaci d’integrare tecnologie digitali nei processi aziendali, risultano tra le figure in espansione e pertanto sarà sempre più importante l’orientamento scolastico. Personalmente credo che anche le professioni legate alla cura della persona o i lavori artigianali saranno a forte richiesta. Sarà sempre più necessario imparare un “mestiere”. 

Un elemento critico riguarda il disallineamento tra competenze disponibili e competenze richieste. Per il quinquennio 2026-2030, una quota significativa dei lavoratori italiani dovrà essere riqualificata o aggiornata nelle competenze per restare occupabile nei nuovi assetti produttivi. 

“Il concetto di “ridisegno” delle mansioni invece della pura sostituzione dovrà essere un pilastro delle strategie sindacali del futuro – prosegue Vaghini. “Se vogliamo che l’AI sia vista più come uno strumento di  potenziamentodella produttività che come una minaccia di disoccupazione di massa, la formazione deve procedere velocemente già da ora, adottando anche forme di partenariati con le università. Dobbiamo consentire ai lavoratori di operare insieme ai sistemi d’intelligenza artificiale. La sfida non riguarda solo la tecnologia ma l’organizzazione del lavoro e la qualità dell’occupazione”.

Il Report mette in luce il calo dei ruoli basati su compiti ripetitivi: le figure amministrative tradizionali vedranno una contrazione stimata tra il -8% e il -40% in determinate aree, a causa di processi automatizzati sempre più efficienti. Allo stesso tempo, ruoli tecnici emergenti evidenziano una traiettoria di crescita che tocca il 50%, superando in certi contesti il 100% di incremento previsto.

“Già da anni abbiamo visto dinamiche simili toccare alcuni settori della nostra economia: penso al commercio al dettaglio, dove le casse self-checkout riducono la necessità di cassieri, mentre il servizio clienti si sposta verso chatbot e interfacce intelligenti. Oppure pensiamo a ciò che è successo con gli sportelli bancari dove nel solo 2025 ne sono stati chiusi 516, con un calo del 2,6% in un anno. Quasi la metà dei comuni italiani (44%) è oggi priva di sportelli e circa 5 milioni di cittadini non hanno accesso fisico ai servizi bancari.  E’ un mondo che sta cambiando velocemente e sta diventando sempre più digitale. D’altro canto, però, la progettazione e la manutenzione di questi sistemi aprono spazi professionali che non esistevano su larga scala fino a pochi anni fa. La stima globale di un ricambio strutturale della forza lavoro, nell’arco di cinque anni, è del 39%, con variazioni che toccano picchi del 47% in alcune regioni e si abbassano al 28% in certi settori meno esposti all’automazione” prosegue Vaghini.

L’AI cambierà anche il modello di sindacato.

“I problemi dei lavoratori, dei pensionati e la loro necessità di essere rappresentati ci accompagnano da sempre. In Italia i cambiamenti sono sempre stati lenti. Poi da 20 anni a questa parte il mercato del lavoro e i suoi metodi di produzione si sono evoluti ed oggi adeguarsi ai tempi è una scommessa su cui giochiamo tutto. Non è più tempo in cui dare molte cose per scontate. Sul territorio dobbiamo dare la percezione giusta di quello che riusciamo a fare, offrendo servizi che avvicinano i cittadini alla nostra attività, creandone anche di nuovi per dare risposte immediate, anche se il luogo di lavoro rimane fondamentale per la nostra azione. E dobbiamo essere più inclusivi con i giovani, investendo su di essi, perché sono il futuro ed hanno esigenze e necessità diverse rispetto al resto della collettività” – conclude Vaghini.

Aggressione Polizia Locale – Cisl e Cisl FP Parma Piacenza denunciano l’emergenza sicurezza

Aggressione Polizia Locale:
Cisl e Cisl FP Parma Piacenza denunciano l'emergenza sicurezza

Aggressione Polizia locale

Le Segreterie di Cisl Funzione Pubblica Parma Piacenza e Cisl territoriale ritengono che quanto accaduto ieri a Barriera Roma sia un episodio che non può essere archiviato come un semplice fatto di cronaca nera o di cronaca politica locale, ma che rappresenta un segnale emblematico di un’emergenza sicurezza ormai quotidiana.

Esprimiamo la nostra più profonda e sentita solidarietà all’ispettore e all’assistente scelto della Polizia Locale, finiti in ospedale con lesioni non di poco conto, tra cui la forte contusione al naso per una testata e la frattura di alcune costole, solo per aver cercato di far rispettare le regole su un mezzo pubblico.

Questa violenza, analoga a quanto purtroppo accade sui treni, esplosa per il rifiuto di mostrare un biglietto e i documenti da parte di una persona senza titolo di viaggio, ha messo a rischio non solo gli agenti, ma anche i passeggeri, portando a travolgere un bambino durante le fasi più concitate della fuga del responsabile.

Proprio per questo, la nostra vicinanza si estende con uguale convinzione ai lavoratori del trasporto pubblico di Seta, che pure sono stati coinvolti, i quali si trovano ogni giorno in prima linea, costretti a operare in un clima di crescente tensione e a confrontarsi con un’utenza spesso irrispettosa delle norme più elementari della convivenza civile.

Non possiamo più accettare che chi svolge servizi essenziali, come il trasporto e la sicurezza, debba temere per la propria incolumità fisica. Come sindacato, riteniamo che la solidarietà delle istituzioni, pur doverosa e apprezzata, debba ora tradursi in scelte concrete e non più rimandabili.

Da un lato, è indispensabile investire in una formazione specifica e continua che fornisca a lavoratori e agenti gli strumenti tecnici e psicologici necessari per gestire situazioni di alta criticità e prevenire l’escalation dei conflitti, tutelando così sia chi lavora sia i cittadini trasportati. Servono corsi di autodifesa personale e dispositivi adeguati.

Dall’altro lato, i fatti di ieri dimostrano che la sicurezza urbana richiede un salto di qualità nel coordinamento tra le forze dell’ordine. Sebbene l’intervento risolutivo sia avvenuto grazie alla sinergia tra più pattuglie della Polizia Locale e della Polizia di Stato, è evidente che serva un sistema di controllo del territorio sempre più integrato e costante, capace di agire preventivamente nelle zone e sulle linee più sensibili.

La sicurezza di chi lavora per la collettività è un diritto che va garantito con risorse, organici adeguati e una protezione reale, affinché il senso del dovere non debba mai più trasformarsi in un bollettino medico.

FIRST CISL, Banche: sempre meno sportelli e più home banking

FIRST CISL, Banche:
sempre meno sportelli e più home banking

First Cisl banche studio

L’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba di First Cisl, basato sui dati di Banca d’Italia e Istat e aggiornato al 31 dicembre 2025, evidenzia un quadro preoccupante. Riccardo Colombani, Segretario generale nazionale First Cisl, lancia l’allarme a livello nazionale: “I numeri descrivono un fenomeno su larga scala di esclusione sociale delle fasce più fragili della popolazione. Le banche che vogliono essere considerate socialmente responsabili devono dimostrarlo coi fatti: o riaprono le filiali, o realizzano programmi gratuiti di educazione digitale, soprattutto per la clientela più anziana e comunque per quella non avvezza all’utilizzo del digitale. Oppure, possono sempre fare ambedue le cose”.

Michele Vaghini Segretario Cisl Piacenza

Sono dati che stiamo evidenziando da tempo. Crediamo che la banca, che ha un ruolo sociale, debba provvedere a questa cosa, per esempio anche organizzando corsi sulla digitalizzazione per queste fasce di popolazione. Dobbiamo anche dire però che il nostro territorio, quello di Piacenza, fornisce ancora un dato abbastanza sotto controllo, anche grazie a realtà inserite in maniera molto importante nelle nostre città e così facendo rallentano questo processo.

Il processo di desertificazione bancaria continua a interessare l’Emilia-Romagna, pur con un’incidenza più contenuta rispetto ad altre aree del Paese. Alla fine del 2025 la regione conserva una posizione di relativa solidità nel confronto nazionale, ma i dati mostrano una graduale riduzione della rete fisica degli sportelli, indicativa di un indebolimento strutturale ormai evidente. Il fenomeno non riguarda più soltanto le aree periferiche, ma coinvolge sempre più comuni di piccole e medie dimensioni, aumentando il numero di cittadini costretti a spostarsi al di fuori del proprio territorio per accedere a servizi bancari essenziali.

In questo contesto, la tenuta del servizio risulta particolarmente fragile: la chiusura anche di un solo presidio può generare effetti immediati sul piano sociale ed economico, rendendo indispensabile un monitoraggio attento del fenomeno per prevenire un’ulteriore estensione dell’esclusione finanziaria sul territorio.

La provincia di Piacenza mostra un progressivo indebolimento della rete bancaria fisica, pur mantenendo una collocazione intermedia nel confronto nazionale. Con il 24° posto nella graduatoria degli indicatori provinciali di desertificazione bancaria assoluta, il territorio piacentino evidenzia segnali di arretramento che interessano soprattutto i comuni di dimensioni medio-piccole e le aree meno centrali.

Accanto al caso di desertificazione completa, la provincia presenta un’area di rischio particolarmente estesa. A fine 2025 sono infatti 10 i comuni con un solo sportello bancario, configurandosi come territori “in via di desertificazione”. Tra questi figurano Alseno, Vigolzone e Sarmato, oltre a numerosi comuni collinari e montani come Vernasca, Ferriere e Farini.

Il segretario generale First Cisl Parma e Piacenza, Cosimo Vaglio, sottolinea l’importanza di questo monitoraggio per mantenere alta l’attenzione sul fenomeno, per dare “voce” alle migliaia di persone, soprattutto anziane, che vivono il disagio di non avere uno sportello bancario vicino casa.

“Le province di Parma e Piacenza, rispetto ad altre, fa presente Vaglio, resistono abbastanza bene al fenomeno della desertificazione grazie ad alcune realtà sul territorio che danno comprensibilmente importanza al profitto ma mantengono la giusta attenzione anche al loro ruolo sociale. Tra queste le più virtuose sono Credit Agricole, BPER, Banca di Piacenza. Molto positiva anche la recente notizia che nel piano industriale 2026-2029 Intesa Sanpaolo ha dichiarato di non voler procedere con ulteriori razionalizzazioni”.

 

Intervista Radiofonica a Michele Vaghini – Cisl Parma Piacenza

Boom della Cassa Integrazione Straordinaria a Parma e Provincia: CISL lancia l’allarme

Boom della Cassa Integrazione Straordinaria a Parma e Provincia:
CISL lancia l’allarme

Cassa Integrazione

Se l’utilizzo della cassa integrazione ordinaria (CIG) negli ultimi 12 mesi si presenta in calo (1.708.335 ore nel 2024, 1.141.232 nel 2025), nel territorio parmense crescono in maniera preoccupante le ore di Cassa Integrazione Straordinaria (CIGS), misura che indica le ristrutturazioni aziendali.

Infatti, secondo i dati INPS, nel 2025  il numero di ore di CIGS autorizzate a Parma e Provincia è salito esponenzialmente rispetto all’anno precedente: 1.114.844 a fronte delle 155.476 del 2024: 959.368 ore in più.

Attraverso la segretaria generale aggiunta di CISL Parma Piacenza Angela Calò, il sindacato esprime forte preoccupazione sul ricorso sempre più strutturale agli ammortizzatori sociali, segnale evidente di un rallentamento che coinvolge diversi comparti: “L’incremento della cassa integrazione straordinaria non può essere considerato un fenomeno episodico – dice Calò – al contrario rappresenta un campanello d’allarme sullo stato di salute del tessuto industriale del nostro territorio. La CIGS nasce come strumento temporaneo per accompagnare riorganizzazioni e crisi aziendali ma il suo utilizzo crescente rischia di trasformarsi in una lunga fase di precarietà per centinaia di lavoratrici e lavoratori.”

La CISL richiama poi l’attenzione sul fatto che dietro ai numeri ci sono persone e famiglie che vedono ridursi il reddito ed aumentare l’incertezza sul futuro. Anche per questo il sindacato chiederà alle istituzioni locali un confronto immediato e l’attivazione di politiche industriali capaci di sostenere investimenti, innovazione e qualità del lavoro: “Non basta prorogare gli ammortizzatori sociali – evidenzia la segretaria – servono progetti concreti di rilancio produttivo, formazione e riqualificazione professionale. La CIGS deve essere un “ponte” verso la ripresa e non l’anticamera di esuberi e chiusure.”

CISL ribadisce infine la necessità di un tavolo permanente con imprese e istituzioni per monitorare l’andamento delle crisi aziendali e costruire soluzioni condivise con un obiettivo chiaro: tutelare l’occupazione e garantire prospettive di sviluppo stabile per tutto il territorio parmense.

In allegato il grafico: fonte INPS https://servizi2.inps.it/servizi/osservatoristatistici/5/74/82/85/o/516

 

Cassa Integrazione INPS

 

Rider e caporalato digitale. Cisl Parma Piacenza, servono chiarezza e più tutele

Rider e caporalato digitale:
servono chiarezza e più tutele

Rider Cisl Parma Piacenza

La luce della Procura di Milano si è abbattuta su Foodinho srl, la società che gestisce il marchio Glovo in Italia, finita sotto controllo giudiziario con l’accusa di sfruttamento. Sebbene le indagini principali si siano concentrate su metropoli come Milano, Bologna, Firenze e Roma, l’impatto di questo provvedimento si fa sentire anche nel nostro territorio, dove tanti rider hanno solcato le strade cittadine per consegnare pasti a domicilio.

Nelle nostre strade, il colore giallo degli zaini di Glovo è familiare, quasi parte del panorama urbano, ma dietro quel simbolo si celerebbe quello che i magistrati definiscono un “caporalato digitale”.

Il cuore del problema risiede nell’algoritmo della piattaforma. Le fonti descrivono un sistema di “etero-organizzazione” in cui la libertà del lavoratore è solo apparente. La disponibilità e la performance dei rider sono monitorate costantemente, creando una pressione che costringe i lavoratori ad accettare turni massacranti per non essere penalizzati dal software.

Da noi, come nel resto d’Italia, questo sistema avrebbe permesso all’azienda di trarre profitto sfruttando lo “stato di bisogno” di tante persone, spesso cittadini stranieri in condizioni di vulnerabilità.

Sebbene, a causa della dinamicità del settore, manchino dati numerici precisi e aggiornati riguardo al numero delle persone coinvolte sul nostro territorio, l’ordinanza di controllo giudiziario sottolinea che il modello di business basato sullo sfruttamento è stato applicato sull’intero territorio nazionale. Questo significa che anche i “nostri” rider sono stati soggetti a una retribuzione non proporzionata alla quantità e qualità del lavoro prestato, spesso inferiore a quanto previsto dai Contratti Collettivi Nazionali.

Quanto emerge da questa vicenda non può lasciarci indifferenti e dovrà essere fatta estrema chiarezza. Come sindacato ribadiamo che contrattazione collettiva, relazioni industriali consolidate, rappresentanza sociale, legalità e partecipazione dei lavoratori sono cinque pilastri fondamentali per gestire i settori lavorativi definiti di frontiera.

Il problema però non va inquadrato esclusivamente nell’ottica di maggiori controlli nei confronti di queste società, che sono certamente importanti per il contrasto all’illegalità o per ottenere un salario dignitoso e maggiore sicurezza, ma va fatto un serio richiamo anche alla responsabilità dei clienti che si avvalgono del loro servizio.

Negli ultimi anni il servizio di consegna a domicilio tramite app è diventato parte della quotidianità di milioni di persone. Ordinare cibo con pochi clic è semplice, veloce e spesso economico. Dietro questa comodità, però, abbiamo visto in tanti casi che si nasconde una realtà più complessa: quella dei lavoratori spesso sottopagati, privi di tutele adeguate e soggetti a ritmi intensi e condizioni precarie. In questo contesto, quindi, è legittimo chiedersi quale sia la responsabilità dei consumatori rispetto al loro sfruttamento.

Il consumatore non è il diretto datore di lavoro del rider, ma è l’anello finale della catena economica che sostiene l’intero sistema. Ogni ordine effettuato contribuisce a mantenere attivo un modello di business che, in molti casi, si basa su contratti flessibili, pagamenti a consegna e scarse garanzie. Ignorare questo legame significa considerarsi completamente estranei al problema, quando invece le nostre scelte di consumo hanno un impatto reale.

Ciò non significa che ogni persona che ordina una pizza a domicilio sia moralmente colpevole dello sfruttamento dei lavoratori. Le responsabilità principali ricadono sulle aziende e sulle normative che regolano il settore. Tuttavia, i consumatori hanno una responsabilità indiretta: quella di informarsi, di sostenere piattaforme più etiche quando possibile, di valorizzare il lavoro dei riders attraverso mance adeguate e, soprattutto, di non considerare la consegna come un servizio “automatico”, ma come il frutto del lavoro di una persona.

Un aspetto centrale è la consapevolezza. Spesso la tecnologia crea una distanza tra chi usufruisce del servizio e chi lo rende possibile. Il rider diventa un’icona su una mappa, un puntino che si muove sullo schermo. Recuperare la dimensione umana di quel lavoro è il primo passo per sviluppare un senso di responsabilità. Dietro ogni consegna c’è qualcuno che pedala sotto la pioggia, nel traffico o al freddo, per pochi euro.

Il dibattito pubblico, alimentato da cittadini consapevoli, può contribuire a migliorare le tutele legislative.

Risulta ormai necessario istituire una campagna di sensibilizzazione in questo senso, facendo in modo che i cittadini siano edotti sulle diverse realtà imprenditoriali che applicano le leggi sul lavoro in modo corretto e sostenibile, affinché sempre di più sia diffusa una cultura della responsabilità etica e sociale anche per chi acquista. Questo non deve valere solo per il settore delle consegne a domicilio, ma deve valere per tutti i settori in cui il consumatore è coinvolto direttamente nel sistema attraverso le sue azioni e i suoi acquisti.

Nel contesto sempre più frenetico e caotico in cui viviamo, la società moderna ci spinge a correre costantemente, con la sensazione di dover affrontare un’infinità di compiti e scadenze. La corsa contro il tempo è diventata una vera e propria sfida quotidiana e si ha la sensazione di non avere più pause o momenti anche per prendersi quel sushi o quella pizza che ci portano poi a domicilio. Penso invece sia ormai fondamentale prendersi il tempo necessario per imparare a rallentare, per evitare di rimanere intrappolati in una continua frenesia. In una società sempre più orientata alla rapidità e alla comodità, interrogarsi sulle conseguenze delle proprie abitudini di consumo e di vita diventa un atto di maturità civile.

Michele Vaghini
Segretario Generale CISL Parma Piacenza

Cisl FP, No al servizio notturno della Polizia Locale

CISL FP: No al servizio notturno
della polizia locale

Polizia Locale

Come noto, si è concluso con una fumata nera l’incontro tenutosi tra l’Amministrazione Comunale e le organizzazioni sindacali sul progetto del servizio notturno della Polizia Locale. La CISL FP, insieme ad altre sigle sindacali, ha ribadito la propria contrarietà a un piano che l’Amministrazione intende comunque portare avanti unilateralmente, nonostante manchino i presupposti minimi di sicurezza e sostenibilità.

 
“Non c’è condivisione su questo progetto,” dichiara il Segretario generale CISL FP Parma Piacenza Giovanni Oliva. “Nonostante un lieve ritocco economico per il 2027, le nostre priorità restano inevase. Procedere senza il consenso di una parte importante della rappresentanza sindacale è un segnale di debolezza, non di forza, specialmente quando in gioco c’è l’incolumità dei lavoratori”.


I punti di rottura della CISL FP:


Ripercussioni sulla città Il rischio concreto è un duplice danno per i cittadini: il possibile annullamento di turni notturni per carenza di personale o, in alternativa, una riduzione dei servizi diurni per poter garantire la copertura delle notti. La “coperta” è troppo corta per coprire l’intera giornata senza l’innesto di nuovi agenti. Parma non ha bisogno di un servizio “sulla carta”, ma di un presidio reale e costante. Senza l’innesto di nuovi agenti, questa modalità finirà per sovraccaricare una platea di lavoratori estremamente risicata, rendendo il servizio H24 insostenibile e iniquo.


Sicurezza sotto la soglia minima: rimane l’ombra anche sulla composizione delle pattuglie. L’ipotesi che si possa entrare in servizio con soli 3 operatori in caso di assenze è per noi irricevibile. La sicurezza degli agenti nelle ore notturne deve essere garantita da numeri certi, non da soluzioni di emergenza.

 
Il paradosso della volontarietà e l’age management “a corrente alternata”: l’Amministrazione intende basare il servizio, in prima battuta, sull’adesione volontaria. Tuttavia, è stato introdotto un criterio di priorità che appare vincolante ed esclusivo: l’esonero dal turno notturno per chi ha superato i 55 anni.

“La CISL FP è a favore delle politiche di age management, ma non se applicate a “corrente alternata”. Ci chiediamo – prosegue Oliva – perché questo criterio non vale anche per il servizio diurno? Esistono forse meno rischi di giorno rispetto alla notte? E soprattutto, perché questa tutela dovrebbe valere solo per gli agenti e non anche per i funzionari del corpo? Abbiamo scelto di non aderire a questo progetto perché non tutela chi lavora, – conclude – L’Amministrazione ha deciso di proseguire ignorando le criticità riportate, illudendosi che la volontarietà possa sopperire alla mancanza di personale strutturale. Non basta pagare qualcosa in più se poi le squadre sono numericamente insufficienti e i criteri di impiego sono discriminatori. Noi non avalliamo un sistema che mette a rischio la tenuta del Corpo e la qualità dei servizi a Parma e vigileremo con estrema fermezza sull’attuazione del progetto, pronta a segnalare ogni criticità operativa che dovesse emergere a danno dei lavoratori.”

Truffe WhatsApp: Adiconsum Cisl lancia l’allarme

Truffe a catena attraverso WhatsApp:
Adiconsum Cisl lancia l'allarme

Truffe WhatsApp

Truffe a catena attraverso Whatsapp,  Adiconsum Cisl lancia l’allarme: “la sicurezza dei nostri dati passa dalla consapevolezza che dietro la foto di un familiare potrebbe nascondersi un algoritmo criminale”

A Piacenza si registrano in questi giorni diversi casi simili che svelano le nuove dinamiche del phishing: le cosiddette “truffe del concorso di danza”. A ricostruire l’accaduto e a fornire un vademecum difensivo interviene l’Adiconsum, attraverso le parole del suo coordinatore territoriale Antonio Colosimo.

La dinamica del raggiro

Il caso piacentino, esemplare per la sua semplicità di esecuzione, ha coinvolto inizialmente una donna contattata apparentemente da un collega di lavoro. Il messaggio, giunto da un numero salvato in rubrica, conteneva la foto di una giovane danzatrice e un invito innocuo: “Vota la migliore ballerina per farle vincere un premio”. La donna, rassicurata dall’identità del mittente, ha aderito alla richiesta votando per una ragazza di nome “Anna” perché la collega la presentava come un’amica di famiglia che voleva un voto a suo favore per frequentare gratuitamente un corso di danza. Si trattava solo di inquadrare un codice Qr cui rimandava il messaggio whatsapp.

Tuttavia, quello che appariva come una banale operazione su un sondaggio, nascondeva un link di phishing o un meccanismo di “account takeover”. In pochi istanti, i cybercriminali hanno preso il controllo del profilo WhatsApp della donna, “clonando” la sua identità digitale.

Il secondo livello: la richiesta di denaro

Una volta impossessatisi dell’account, i truffatori hanno attivato la fase due: l’estorsione a cascata. A tutti i contatti presenti nella rubrica della vittima è stato inviato un messaggio urgente, scritto a nome della donna: «Ciao, non potresti prestarmi urgentemente 300 euro per pagare il dentista? Ho un problema con la carta».

La richiesta, costruita per sembrare un’emergenza plausibile, mirava a sfruttare l’amicizia dei destinatari. Fortunatamente, nel caso specifico, la catena si è spezzata grazie alla diffidenza di alcuni amici. Nessuno ha effettuato il bonifico ma il danno d’immagine e la violazione della privacy sono stati tangibili.

Il punto di vista di Adiconsum Cisl territoriale

Su questo fenomeno, che segna un’evoluzione rispetto ai tentativi di truffa più grossolani, interviene l’associazione dei consumatori della Cisl.

«Siamo di fronte a una tecnica di ingegneria sociale nota come truffa a catena – spiega Antonio Colosimo – coordinatore dell’associazione di consumatori presso la Cisl. 

Abbiamo raccolto la testimonianza della vittima e nei giorni successivi si sono rivolte a noi altre persone vittime della stessa truffa.  La pericolosità di questo metodo risiede nel mittente. La vittima non riceve il link da uno sconosciuto ma da un parente o un amico il cui account è stato precedentemente violato. Questo abbassa drasticamente le difese cognitive: si clicca per fare un favore, senza sospettare il pericolo”. 

Secondo Colosimo, il meccanismo tecnico spesso prevede che, cliccando sul link del voto, l’utente consegni involontariamente il codice di verifica a sei cifre di WhatsApp o conceda autorizzazioni a terzi, permettendo ai criminali di installare l’account su un altro dispositivo.

«È fondamentale comprendere che i contatti che ci scrivono queste richieste non sono complici ma vittime a loro volta – precisa. È un virus digitale che si nutre delle nostre rubriche e poi prova ad intascare».

Come difendersi: i consigli dell’associazione

Adiconsum ribadisce la necessità di prevenzione attiva.

«La regola aurea è la verifica “fuori linea”», conclude Colosimo. «Se ricevete una richiesta insolita (un voto, un prestito, un codice) da un contatto amico, non cliccate. Telefonate direttamente alla persona o scrivetele su un altro canale. Quasi sempre scoprirete che non ne sanno nulla. Inoltre, attivate l’autenticazione a due fattori nelle impostazioni di WhatsApp: è l’unico vero argine contro il furto dell’account».